pizzofalconews 25 MAR 2015 – LE MANI NELLE FOSSE

Da: Annunziato Seminara
Data:25/03/2015 23:36 (GMT+01:00)

Oggetto: pizzofalconews 25 MAR 2015 – LE MANI NELLE FOSSE

 pizzofalconews 25 MAR 2015 – LE  MANI  NELLE  FOSSE

 Tutto in pochi secondi.

L’appuntamento era alle 15,30. Ma l’orario era “antico”, ché il “Ministero”, quale?, secondo i custodi del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, aveva stabilito la chiusura alle 15,15.

15 dopo le 15. Quasi numeri da giocare all’antico “Lotto”.

Scrosciava impetuosa la pioggia. Pochissimi minuti per incontrarci, credendo di essere puntuali andando in anticipo, nell’incontrarci all’ultimo minuto della chiusura.

Delirio della spavalderia e del gioco in “zona Cesarini” che solo noi, cioè NOI, della Nunziatella, sappiamo fare nel nostro stare “assieme”.

In ordine sparso, Carlo Minchiotti, Massimo e Stefano della Rocca, Paolo Ballerini, Ignazio Greco e Mimmo D’Angelo. Tutti con la cravatta!

Ma erano “presenti” lo stesso, anche assenti perché dagli imprevisti degli ultimi minuti, Mimmo Allegretti, Mario Lucarelli, Mimmo Di Petrillo, Enrico Falconi, Lucio Martinelli, Carlo Ghiara.

E Claudio Donato, morosiniano, e il figlio Gabriele, teulerino.

Parole dal cellulare ai cellulari: “Siete presenti, come lo sono tutti, quote o non quote, come tutti coloro che hanno vissuto in quel tempo di affetti di tutte le Scuole Militari”.

Ne avevo proposto a Gucciardino, a fine febbraio, il rinnovo dell’idea “del giorno dopo”, idea già collaudata felicemente negli ultimi 2 anni.

L’annuncio era partito con discrezione i primi di marzo, in attesa che il Presidente della Sezione, pontifex maximus, lo diffondesse come suo diritto e suo primato. L’invito a partecipare era stata ripetuta, sempre con l’attesa citata, a metà marzo e poi il giorno di primavera, fino a questa mattina.

“Il giorno dopo perché”.

Ma perché quando i riflettori sono spenti e i fasti delle celebrazioni e della retorica rituale avvolgono il Capo dello Stato e tutto il cerimoniale che lo segue.

Dai rappresentanti del Governo pro tempore in giù.

Fino a cittadini parenti dei martirizzati sotto il tufo della periferia romana, ai cittadini delle comunanze politiche, a quelli delle associazioni ideologiche idealizzate, ai drappi ed ai gonfaloni ed agli stendardi ed ai labari di Città, di Circoli, di Associazioni: tutti che ricordano l’eccidio e lo esaltano per noi, posteri di “quei designati dal crudele destino” , e lo rivivono per le generazioni “dopo di noi”.

Radici storiche di valori.

Ma non solo.

“Non solo” perché come tutte le storie della Storia cominciano ad essere intaccate, quelle radici, dal virus della s-memoria che, come il punteruolo-rosso, distrugge la bellezza delle palme.

“Il giorno dopo” serve per riflettere, percorrere in silenzio luoghi di dignità di quei nomi che rappresentano gente trapassata nel volgare gesto del trucido fine della vita.

Per allontanare e cancellare le divisioni che dalle ideologie si trasferisce nelle fosse delle nostre lontananze.

Stare “assieme” per cercare di capire il senso della Storia di cui noi parliamo sempre, ogni novembre del giuramento delle nuove leve, la Storia che parla di valori, anche di pensieri diversi fino all’opposto, ma della lealtà, dell’onestà, dell’amicizia delle camerate e delle marce, fuori passo o fuori cadenza, delle fesserie e delle scazzottate “ai lavandini”, degli sfottò e dei gavettoni.

Per poi ritrovare d’incanto, in quei cinque minuti di ogni anno, la capacità di inquadrarci come fossero passate le ore “del giorno prima”. E di ripercorrere al passo di “Armi e brio” la festa dello “stare assieme”.

Ieri, ricorrenza dell’eccidio, c’è pur stata una rappresentanza ufficiale. Forse in extremis. Ricordata e sollecitata dalla “plancia del Rosso Maniero”. Ma non sembra che sia stata diffusa. Bastava poco.

Che ci stanno a fare i comunicatori o i cerimonieri o i segretari?

Credo che il solito Seminara, se l’avesse saputo, sarebbe andato anche ieri, oltre che oggi. Ieri e oggi, sì!, che  per cocciuto nelle sue idee sarebbe entrato nei ranghi, e avrebbe ubbidito alla regola del “giorno stesso”. Il “die esacto”, come il memento imperativo del nostro Peppino Catenacci gli ha citato, quasi con un buffetto sulle guance, un paio d’ore prima delle 15,15.

Sia che sia il die esacto, sia che sia il the day after, Tutti eravamo lì.

Credo, VOGLIO credere, che ci fossero anche gli s-memorizzati. Che VOGLIO credere, pur restando convinti delle ragioni dei propri progetti associativi, abbiano conservato quel puzzo di camerata. Quota o non quota.

Per questo il giorno dopo.

Attraverso il recupero nel silenzio dei valori di quei morti, strumentali per le faziosità delle idee di altri. Gli altri che si pensano migliori. Per  restituire a Loro, e a Noi, il senso della vita nella lealtà e della morte del corpo con le sue inimicizie, perché si possa ritornare a marciare assieme.

Lo dobbiamo a quei nomi, che “assieme” a quei 335 sotto il tufo, ce lo ricordano:

             –          le 2 M.O.V.M. della Nunziatella, Romeo Rodriguez Pereira e Roberto Lordi;

          le 2 M.O.V.M. della S.M. di Roma, Roberto Villoresi e Umberto Lusena;

          l’ Istruttore Magg. Ottorino Rizzo della Nunziatella;

          i 2 docenti della S.M. di Palazzo Salviati Giorgio Fano e Salvatore Canalis;

          e la M.O.V.M. del Gen. Simone Simoni , Padre del Cavaliere Parà Cap. Gastone Simoni anche Lui M.O.V.M. ad El Alamein, ed Ex Allievo della S.M. di Palazzo Salviati.

E oggi eravamo lì , “assieme” a tutti. Sotto la pioggia. Voglio crederlo.

Come se fosse il giorno prima, quando c’era il sole, “insieme con” chi rappresentava Gucciardino.

E Noi.

Perciò il giorno dopo, quando il buio del silenzio DEVE riportare il chiarore del sorriso e dello sberleffo. E cancellare le maldicenza e le diffidenza. E vivere il senso della Storia. La Nostra.

Questo penso e questo voglio e questo devo credere che siano “quelle Fosse”.

Non della memoria s-memorizzata, non solo dei pugni ma anche degli abbracci. E dei buffetti.

Gesti che si toccano. Con le mani.

siminarion