Categoria: Il pensatoio di siminarion

Pizzofalcone 2019 n. 8

Da: Annunziato Seminara
Data: 22/09/19 16:19 (GMT+01:00)

…………………è in onda pizzofalcone.it di agosto, alla vigilia del 4° anno dal primo numero, parla e ri-parla del Luciano De Crescenzio di Mimmo D’Angelo, quindi ” Da Gesù a Maometto” di Lucio Martinelli e quattro parformance di siminarion.

A voi in vernissage, ovvero vernice (abbasso il francesismo macroniano), l’immagine della Copertina e la 4^ performance di siminarion
nunzio

invito alla lettura del giornale on line  https://www.pizzofalcone.it/

 

 

 

pizzofalconews 2 SET 2019 – Indirizzi poco opportuni. Modesta proposta per prevenire

Da: Annunziato Seminara
Data: 02/09/19 19:23 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzofalconews 2 SET 2019 – Indirizzi poco opportuni. Modesta proposta per prevenire.

pizzofalconews 2 SET 2019 – Indirizzi poco opportuni. Modesta proposta per prevenire.

Napoli, Via Colonnello Carlo Lahalle.

Quel Colonnello, forse di Artiglieria, che appena sbarcato a Ravenna nel 1848 con Guglielmo Pepe e Girolamo Ulloa nella spedizione borbonica inviata a difendere Venezia nella 1^ Guerra di indipendenza, al richiamo di Ferdinando II del dietrofront per tornare a Napoli e rinforzare la guarnigione nella Sicilia in sommossa, colpito dal senso del dovere verso il suo Re e dal sentimento patrio di restare agli ordini di Pepe e Ulloa, si suicidò con un colpo di rivoltella davanti alle sue truppe, nell’estremo sentimento di senso di un dovere, assai combattuto per non riuscire a quale gerarchia di ordini dovesse rispondere..

Pepe e Ulloa confermarono questa motivazione.

Libretti militari del suo stato di servizio lo indicarono come ufficiale afflitto da depressioni e di scarsa tenuta emotiva. Forse malevolmente artefatti, ovvero fatti ad arte, per non incrinare quel gesto di estrema nobiltà come fosse un’autodenuncia di insubordinazione. Ma la città di Napoli è saggia e memore per gli immemori e gli ha dedicato una strada.

Il figlio di Lahalle, Carlo Francesco, dopo il Collegio di San Giorgio a Carbonara, entrò alla Nunziatella e divenne Alfiere nel 1852. Poi divenne Aiutante di Campo di Re Savoia Umbero I, col grado di Maggiore Generale (odierno Generale di Divisione).

Tanto si annota dal librone di Roberto Maria Selvaggi, “Nomi e volti di un Esercito dimenticato”, ed. Grimaldi, pag. 174.

Nell’ultimo nostro annuario ci sono due Lahalle, uno del corso 1808, ma di lui non si riporta nient’altro, l’altro del corso 1818, nato a Pescara. Punto.

Incrociare i dati con il “nunziatello” figlio del Colonnello è un po’ difficile. Il “plausibile” sarebbe uscito nel 1852 dopo una trentina di anni di ripetente…..

Oppure qualche dato è scritto male, oppure le fonti sono scorrette.

Fatto si è che in Via Carlo Lahalle, un Ex Generale dell’Esercito Italiano, repubblicano di oggi, secondo le cronache, si è suicidato con un colpo di pistola sul petto.

Non si conosce il nome.

Si sa, come citato, soltanto che fosse nella sua abitazione nella via che ha un nome che ancora oggi ripercorre tragedie umane.

Sempre di Militari.

No comment, ma forse sarebbe meglio abitare in Via Vittorio Di Pace, richiamando il nostro maiuscolo Ex Allievo Decanissimo che neanche un mese dopo averci lasciato il suo ricchissimo zaino di ricordi e di passioni avrebbe compiuto 106 anni.

Non si sa mai. La Via ancora non esiste, sembra neanche in omonimia. Perciò sarebbe da invitare la plancia dell’Associazione a promuovere questa idea al Comune di Napoli.

Magari fuori città. Sarebbe una conurbazione di fabbricati intensivi da destinare ai nunziatelli, il prezzo del terreno salirebbe vertiginosamente, i proventi degli oneri della Legge Bucalossi (Ex Allievo della Scuola Militare di Roma…..) arricchirebbero le casse comunali eliminando il deficit di gestione, si risolverebbe il problema della monnezza.

Uè, tutto con fondi UE, europei, eh?

Le costruzioni non avrebbero problemi per i tufi del terreno di sottofondazione da monitorare ogni centimetrocubo.

Le norme antisismiche in nuove costruzioni sarebbero più semplificate.

E tutti edifici sarebbero senza ascensori, come nelle case del nostro Vittorio a Napoli (3° piano) e a Perugia (4° piano): costerebbero di meno e si camperà come lui!

I prospetti sarebbero colorati in rosso borbonico, alla faccia dei soprintendentali che nelle zone di espansione hanno poca autorità, anche se sugli aspetti ambientali sono sempre in allerta.

Il quartiere potrà chiamarsi “Grande Nunziatella”.

Ecco perché sarebbe opportuno scegliersi a tempo la via dove andare ad abitare.

No?

Chi c’è in plancia?

siminarion

pizzostory 22 AGO 2019. I fili del telegrafo di San Francesco di quel 22 agosto 1860

Da: Annunziato Seminara
Data: 22/08/19 08:06 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 22 AGO 2019. I fili del telegrafo di San Francesco di quel 22 agosto 1860.

E’ sera sulla Marinella, il 21 agosto del 1860.
Stanno ancora accatastando polveri, armi e bagagli con mutande e camice rosse sporche di sangue. Le altre, quelle vere dei macellai argentini acquisiti per l’avventura da Mille e circa di Bergamo e dintorni, appena asciugate dal sole dello Stretto, sono indossate da una frotta di “saraceni” di quei tempi andati. Tanto “saraceni” che qualcuno, anzi in parecchi dall’accento siculo, marinai di quei barconi e di un paio di barche vere, con la vela, solo la randa come i pescatori seri, e diversi , come numero!, accompagnatori “fan”, assoldati quei soldateschi di soldati?, seguivano le schiere di silenziosi assaltatori di quella magnifica insenatura naturale della costa di quel pezzo dell'”Antica Brutium”.
Anche allora era “Costa Viola”. Quella vera, così colorata per effetti dei fondali del blu cobalto davanti la Fata Morgana reggina.
Diritto su, a strapiombo di circa 200 metri, il pianoro dove si ergeva una Torre, quella sì che era “saracena”, detta di San Francesco per una vicina edicola che ricordava il precursore del Papa Bergoglio, che non è ancora Santo e che invece altri non lo vorrebbero dove sta.
Per noi, sta bene là, dentro il colonnato del Bernini, sperando che santifichi al più presto il Generale di Dio, ovvero il Dio di Generale, Francesco Maria Chiti.
Per noi, cioé per me, per i Granatieri e per la Storia della Associazione della Scuola Militare di Roma, Palazzo Salviati, e per un pezzettino della Teulié de la gran Milan (non il Milan, che poco interessa qui, sul mare di Palmi).
Ebbene, oppure orbene, fate come ve pare, il Capo di quelle pattuglione spiaggiate più in basso, colui che due mesi prima, quand’era a Palermo, fu decretato “Dittatore” da Sua Maestà il Re Emanuele II di Piemonte e Sardegna, il savojardo che da lì a pochi mesi diventerà Re d’Italia primo, salì la mattina dopo,

il 22 agosto del 1860,

alle 06 ore e minuti 48, e se non ci credete andate a consultare i resoconti meteo di “la7”, derrancando a pedagna su pianoro. Vista sullo Stretto di Messina, e Reggio di Calabria….non dimentichiamolo!, di un palcoscenico di immenso fascino, a fianco del Monte di Sant’Elia che scende a picco da 595 metri sulle piccole e magnifiche insenature di Cala Janculla a sinistra, Comune di Seminara, che’ va detto ‘sto nome musicale!, e della Marinella del Comune di Palmi, l’antica “Palma”, a destra.
Marinella. niente a che vedere con le cravatte a 7 pieghe di Santa Lucia a Napoli!
Gli hanno detto, al Nizzardo Giuseppe, maritato con Anita, e dal cognome Garibaldi, che lì, nei pressi, il Ferdinando II, quel Re di un Borbone, aveva “registrato” una postazione telegrafica.
Sì, due anni prima, i borbonisti avevano messo a pieno regime le postazioni telegrafiche di quel Regno, dividendole in “divisioni”. L’ultima dello Stivale era costituita dalle primordiali antenne elettriche di Reggio, di Monteleone e di Palmi.

Già, Palmi, che guardava il grande orizzonte delle invasioni saracene con la visuale di Bagnara, Torre di Capo Rocchi, e di Ruggero, l’ultimo castellano, e di Pietre Negre, o Pietre nere, ch’ oggi sarebbe razzista, della Torre omonima o anche “Saracena”.

Ai comandi l’elettricista messaggiatore, non “massaggiatore”…..
Scrive sotto dettatura del Grande Garibardo:

Le truppe nemiche si sbandano, la nostra marcia è un trionfo…..!

Anche qui siamo ai primordi.

Il Diaz Armando lo immortalò 58 anni dopo per noi posteri della Grande Guerra. Più lungo messaggio, stesso significato. Non s’era sul Volturno, né vicino a Teano, ma il succo che fa buon brodo quello era.

Oggi quella Torre non c’è più.

Nel 1956, quasi un secolo dopo, l’Amministrazione di Palmi, guidata in quel tempo da un sSindaco democristo, diede il via a lavori di restauro ambientale di quel pianoro.
Le rovine di quella Torre “antica”, effetti delle scosse telluriche del 1908, furono rimossi e dispersi.
Arrembaggio operaio con un disastro ambientale che voleva essere di bonifica ambientale.
Del tipo della romana “Via della Conciliazione”.
E di tanti progetti assai cari ai “resilienti” bonificatori dell’Architettura. E della Politica. E del Diritto.

Della verità. E della Storia.
Non c’è più quella Torre, neanche nel ricordo che consolida la memoria.
Solo la località “la Torre”, in vernacolo “a Turri”. E una trattoria vicina, “La Torre”.E nessuno sa perché. Tranne qualche nostalgico cronista storico del luogo, ma con molta approssimazione, come un vecchio sogno d’infanzia.

Rancola sempre il respiro di Burt Lancaster, il viscoviano Gattopardo.

O forse quel telegrafista ha scritto male i numeri del C.A.P. di Racconigi?
O forse qualcuno a tagliato i fili di quel telegrafo prima che Guglielmo Marconi lo inventasse senza vincoli nell’etere? Avevano pagato la bolletta i borbonici e le Camice Rosse non si erano saputi sostituire?, ieri come, forse, oggi?………

Vi lascio qualche immagine di ieri e di oggi.
Fantastico senza fantasia quel che sempre resta, il mare della Costa Viola.
E i suoi dintorni umani e umanisti.

siminarion

Pizzofalcone 2019 n. 5

Da: Annunziato Seminara
Data: 29/06/19 11:18 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzofalcone.it

http://www.pizzofalcone.it/

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in evidenza gli articoli di Lucio Martinelli e di Mimmo D’angelo, finestre aperte sui giorni che viviamo

 

Pizzostory 24 GIU 2019. Coming back Nunziatella

Da: Annunziato Seminara
Data: 03/07/19 05:51 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 24 GIU 2019. Coming back Nunziatella

pizzostory 24 GIU 2019. Coming back Nunziatella
La corsa all’indietro. Più sei “anziano” più garantisci l’onorabilità. L’autorevolezza. Bah!

“NUNZIATELLA”, bellissima pubblicazione in carta umana patinata.
Nel n. 2 del 1988, circa sei mesi dopo il fatidico bicentenario del 1987, è pubblicato un pezzo di Ruello Majolo, Marinaio Ammiraglio, Allievo corso 1938, storico assai arguto: “SPECCHIO, SPECCHIO DELLE MIE BRAME QUANDO NACQUE LA SCUOLA NEL REAME?” Perché la targa posta sull’arco del portone del Rosa Maniero parla del 18 novembre 1787 è stata messa in opera, invece, il 28 giugno 1788. Dopo otto mesi e mezzo! In sintesi. Ferdinando IV di Borbone concesse l’edificio della NUNZIATELLA alla Reale Accademia il 28 maggio del 1787, ma i corsi iniziarono nel novembre dell’anno successivo. Infatti, se i neo cadetti cominciarono ad entrare nella Reale Accademia nell’estate del 1788, i primi “cappelloni”, la loro formazione culturale e militare ebbe inizio a novembre, come ritualmente cominciavano i cicli scolastici.

Del resto, si sa!, occorreva fare alcune opere di ristrutturazione. Un anno circa di lavori era fisiologico. Ieri come oggi…..?, le autorizzazioni, le SCIA o CILA, i POS (Piani di Sicurezza), le varie ASL, la Soprintendenza !!!, i controlli di cantiere sul DURC delle ditte che pagavano o non pagavano i contributi, il Collaudo…. Le norme antisismiche?, ancora no. Esse cominciarono solo nel 1971, un po’ dopo……1788: la verità riporterebbe indietro di un anno le lancette dell’orologio del nostro “piccolo mondo antico”. Quel pezzo fu finito di stampare forse ai primi del 1988 ma fu pubblicato in aprile, cinque mesi dopo il bicentenario. Da pagina 27 a pagina 33.

Intanto un’altra corrente di pensiero è stata propugnata recentemente per una discesa storica verso il 1744, con un “visto”, mai visto….!, delle “Superiori Autorità”. Sì, il 1744, quando Carlo I di Borbone Duca di Parma e Piacenza (anche Sebastiano), lo stesso del dipoi Carlo III di Spagna, fondò la “Reale Accademia di Artiglieria”.
Le “Superiori Autorità”, quelle cioè dei Militari della Difesa, non avrebbero niente in contrario. Difatti, sarebbe comunque non sorpassato il primato delle Scuole Militari che, con data certa, presidia storicamente il 1739, quando i Sabaudi-Sardignoli del Regno di Carlo Emanuele III di Savoia, ‘nartro Carlo III anche se pure Emanuele, fondarono le “Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e Fortificazione”. Certo, 5 anni più vecchi restano gli Artiglieri sabaudi. Oggi repubblicani.

Però, mai visto quel “visto” di accoglienza delle nostre “Superiori Autorità”!
Eppoi, l’azzardo è un po’ delicato. Se è vero che nelle storie della Napoli di quegli anni faceva nascere ingegni anche nelle scienze di ogni tipo, militari e non, una di queste, assai non causale forse, emergeva. E un po’ in tutta l’Italia meridionale. Già, proprio nel 1744, nel Regno del Carlo di Borbone, di cui sopra, con Don Raimondo di Sangro, Principe di San Severo, si costituì la “Perfetta Unione”, prima Loggia dei napoletani “framassoni”, detti così “alla francese”. Gran Maestro l’anzidetto Principe. Uno che la sapeva lunga. Un nobiluomo che aveva studiato a Roma e, tanto per cambiare, dai Gesuiti! Chi era dotto veniva sempre dottrinato dai Gesuiti. E anche indottrinato. Ci furono contorni un po’ confusi e non proprio cristallini sella vicenda. Questa non è la sede per parlarne. La coincidenza però è del costume sociale di quel tempo. Ai malpensanti, o benpensanti che dir si voglia, l’equazione fra sodalizio esoterico e Scuola Militare non suonerebbe bene. Anche oggi. In quel tempo c’era un forte “mescolamento” del pensiero diffuso nella società. Quella dei prelati e dei cortigiani. Mentre sorgevano fermenti filosofici e rivendicazioni sociali che si intrecciavano con militi mercenari olandesi, polacchi e asburgici che, assoldati, erano al soldo del Re Borbone. E il popolo?, sapeva?, boh!

Erano prestigiose la cognizioni scientifiche del Principe di San Severo, ch’era un grande matematico, chimico alchimista, inventore e promotore di progetti di grande rilievo. Il “Cristo Velato” e tutto quel che c’è nella Cappella a suo nome, è una emanazione del suo filantropico mecenatismo che inondò il mondo delle arti e delle scienze napoletane. Eppoi, vicinissimo alle armi, inventò persino un cannone rivoluzionario, che, sembrerebbe, pesasse meno di quelli “sul mercato”, che costasse poco e che sparasse meglio, il cui prototipo sarebbe stato come un guanto agli fondativi degli Artiglieri della Scuola Militare!

Poi però, leggo, nel numero 3 del 1988, stessa pubblicazione “NUNZIATELLA” sempre umanamente patinata, a pagina 81 e 82, un pezzettino di quasi 2 colonne, che parla del ricordo funebre di Tommaso Virnicchi. Chi è Tommaso Virnicchi. Cioè chi fu. Scorro le righe e non v’è traccia che fosse un Ex Allievo della Nunziatella. Né che lo fossero familiari, congiunti o “vicini di correnti di pensiero”, religiose e politiche.
Per carità, brava persona, morigerato di costumanze, ex studente degli Scolopi e assai “addentro” ai Gesuiti, fino all’accoglienza nella Compagnia di Gesù (ma non era stata chiusa?). I Gesuiti. Sempre loro. Comunque, ripeto, gran brava persona il Virnicchi. R.I.P. come diciamo noi, Riposi In Pace. Ma il legame con la Nunziatella? Presto detto. Nell’articolo, non proprio casualmente, mentre si parla delle scuole gesuitiche, si cita in tre righe che Padre Iappelli, Cappellano protempore nella Nunziatella nel bicentenario, avrebbe indicato, in un’omelia?, la continuità delle scuole dei Gesuiti, a Napoli dal 1586.

Cioè, “200 anni di Gesuiti a Napoli + 200 anni di Napoli della Nunziatella” = totale 400 anni.

E, con tutto l’ari-rispetto per la persona Tommaso Virnicchi, c’era bisogno di parlare di lui, non credo tra l’altro fosse conosciuto nelle nostre sale convegno, in una rassegna stampa che riporta un pezzo apparso il 30 dicembre 1988 nella rivista “SOCIETAS”, il think tank periodico dei Gesuiti?, praticamente in contemporanea al numero 3 del 1988 della Nostra pubblicazione, così datato ma poi divulgato, tanto per parlare della nobile vetustà della Nunziatella ….?
Non bastava leggere quel “…. PERDER TEMPO A CHI PIÙ SA PIÙ SPIACE” sulla parete del pianerottolo al piano terra della scala principale del Rosa Maniero? Così scrisse Padre Dante nella bocca di Virgilio, il Publio Marone, Purgatorio, Canto III, v. 78., quando il Vate latino dantesco sollecitava Caronte a passare con maggiore solerzia il guado ad un gruppo di peccatori veniali verso il Purgatorio, l’anticamera del Paradiso. Il Vate antico campò fra il 70 e il 19 ante Christum natum.

Erano infatti i primi “Cappelloni” del tempo di Virgilio ai loro primi passi verso il Maniero, arrossato dal fuoco di Lucifero, ma che oggi è “Rosato”.
Quante elucubrazioni storicistiche alla ricerca del sesso degli Angeli della Casa Rosa! Bastava poco. La soluzione era ed è ancora lì, in fondo alle scale, scendendo al piano terra. Ovvero prima di salire. Il nostro sesso antico di poco più poco meno 2040 anni fa, sempre se noi siamo Angeli…… O no?

siminarion

 

pizzonews 16 GIU 2019. Massimiliano si marita. Salvatore no

Da: Annunziato Seminara
Data: 16/06/19 07:14 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzonews 16 GIU 2019. Massimiliano si marita. Salvatore no

pizzonews 16 GIU 2019 Massimiliano si marita. Salvatore no

siminarion,

ovvero il Nunzio detto Annunziato e/o viceversa,
il 2 giugno, rinunciando a recarsi ad assisterealla festa
tradizionale del “corridoio a cielo aperto dei Fori Imperiali”,
rimase a Todi, dove, dalla “Camera Tv con vista”
ha fatto un resoconto della parata sull’ “aparata ‘o mazzo” del mitico infermiere
Cuciniello dei nostri anni ’60, riveduto e non corretto, sotto il solleone capitolino.
Ri-allega, il siminarion alias Nunzio ari-alias Annunziato,
quella carrelata di foto e di commenti.
Leggerete ad un tratto un accenno ai Marò,
Massimiliano La Torre e Salvatore Girone:
“…veniamo anche noi?….no, voi no!”.
Farsa che ripropone il superbo Jannaci del “Vengo anchio….”
Ieri la notizia che Massimiliano si marita e che
Salvatore non è potuto andare al matrimonio.
Disposizione del Tribunale dell’AIA: sono ancora sub judice.
No comment.
Il 22 ottobre 2018 era stata data la notizia che a primavera ci sarebbe stata la sentenza del Tribunale. Ancora in Camera di Consiglio. Quale Camera?, quale Consiglio?
Fra 6 giorni finisce la primavera. “Maledetta primavera”?
Tante dimenticanze su quel decreto
che assegnava a ferry-boat mercantili privati
le scorte militari anti corsari all’arrembaggio in acque territoriali
dovesse essere trasmesso all’ONU. Escamotage per pagare meno che
a contractors privati ed avere lo scudo del Governo Italiano.
Scudo rivelatosi uno scolapasta.
Tanta disattenzione, o no?, nel non prevedere
che la Squadra Navale avrebbe dovuto
attivarsi per garantire assistenza ai militari su quelle navi in caso di
eventuali difficoltà.
Si ricordi il giusto disappunto della Marina Militare
che non era stata allertata formalmente per i casi di emergenza
dopo quel decreto “distratto”. Si fa per dire!
Non intriga sapere dove sia chi fece tornare indietro il ferry boat
nel porto indiano. Si sa dov’è.
Mi intriga sapere che fine abbia fatto il rapporto, onesto, di quel
Marinaio Vicecomandante del C.O.I. che fece un correttissimo rapporto sulla vicenda.
Non intriga sapere in che mani sia quel cerino acceso,
perché sono ben note le attorcigliature di stomaco che il vicino stomaco sentì,
eredità del loro subentro al Vertice Istituzionale, ahinoi troppo rispettoso a denti stretti
di quell’ordine concesso al ferry boat di entrare nel porto della dea Kalì.
Non intriga, perché ben si ricorda e perciò si sa dove sia e chi è
colui che ad una pacatissima domanda, il 31 dicembre 2014, disse a siminarion che
“….però adesso sono ospitati e protetti in Ambasciata ed hanno un buon stipendio…”.
Interruppe, il siminarion, alias-etc.etc., quell’ultima parola sullo stipendio,
foriera di chissà quali altre giustificazioni,
dritto alla domanda:
“E chi paga l’onore degli Italiani?”
La risposta fu molto curiale. Del tipo “Orate fratres”.
Preferisce, l’attuale siminarion-etc.etc.,
per la dignità nostra che merita riflessione, darsi all’ “ora et labora”.
Prende da allora, come Arciconfratello della Nunziatina, molte Eucarestie.
Ma senza confessarsi.
Come si fa a ricusare quel santo Confessore?

Si registra oggi nell’ AIA tanti polli, nessun gallo.
Massimiliano ha preso moglie. Ma chi gallo si crede di essere!
Mò so’ affari suoi……
Mentre i polli, invece, siamo sempre noi.
Tanto per cambiare.

siminarion

A TODI CAMERA TV CON VISTA

Un ricordo di Antonio Affaitati 1966/69-70 – Nunzio Seminara

Da: Annunziato Seminara
Data: 15/04/19 07:03 (GMT+01:00)
Oggetto: 15 APRILE

ANNO 2000.
ANTONIO AFFAITATI.

Forse perché il giorno prima del mio compleanno.
Forse perché ho sempre nelle orecchie la Sua voce bellissima di tragedie fra le mitraglie.
Forse per il ricordo di singhiozzi di Luciano Lombardi, Suo Anziano dei Suoi Anziani alla 4^,
nella Cappella della RAI di Saxa Rubra.

Anche Lui, come l’altro nostro, il Carabiniere Bardi, vittime non delle granate, ma, molto probabilmente e molto archiviate, delle esalazioni dell’uranio, quel maledetto minerale che serve per l’ “atomica” ed è stato un “effetto collaterale” di forse altrettanti vittime.
333, così pare.
Bardi nel dovere delle stellette. Che non chiedono “grazie”.
Antonio nel dovere civile di essere lì, dove “Il Buio del Mondo” nasconde le sofferenze e le ingiustizie. Che chiede il dovere del nostro ascolto senza ringraziamenti.
Allego un ricordo di Antonio, scritto dai Suoi Compagni di Camerata.
Merita una lettura serena. Come monito per i ricordi di chi non muore nel ricordo.

nunzio

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2000/04/15/Cronaca/RAI-E-MORTO-ANTONIO-AFFAITATI_195300.php

ANTONIO AFFAITATI