Categoria: Il pensatoio di siminarion

Un ricordo di Antonio Affaitati 1966/69-70 – Nunzio Seminara

Da: Annunziato Seminara
Data: 15/04/19 07:03 (GMT+01:00)
Oggetto: 15 APRILE

ANNO 2000.
ANTONIO AFFAITATI.

Forse perché il giorno prima del mio compleanno.
Forse perché ho sempre nelle orecchie la Sua voce bellissima di tragedie fra le mitraglie.
Forse per il ricordo di singhiozzi di Luciano Lombardi, Suo Anziano dei Suoi Anziani alla 4^,
nella Cappella della RAI di Saxa Rubra.

Anche Lui, come l’altro nostro, il Carabiniere Bardi, vittime non delle granate, ma, molto probabilmente e molto archiviate, delle esalazioni dell’uranio, quel maledetto minerale che serve per l’ “atomica” ed è stato un “effetto collaterale” di forse altrettanti vittime.
333, così pare.
Bardi nel dovere delle stellette. Che non chiedono “grazie”.
Antonio nel dovere civile di essere lì, dove “Il Buio del Mondo” nasconde le sofferenze e le ingiustizie. Che chiede il dovere del nostro ascolto senza ringraziamenti.
Allego un ricordo di Antonio, scritto dai Suoi Compagni di Camerata.
Merita una lettura serena. Come monito per i ricordi di chi non muore nel ricordo.

nunzio

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2000/04/15/Cronaca/RAI-E-MORTO-ANTONIO-AFFAITATI_195300.php

ANTONIO AFFAITATI

pizzostory 24 MAR 2019. Fosse Ardeatine. La Nostra livella

Da: Annunziato Seminara
Data: 20/03/19 07:11 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory  24 MAR 2019. Fosse Ardeatine. La Nostra livella

pizzostory  24 MAR 2019. Fosse Ardeatine. La Nostra livella

Nessuna parola nel silenzio del Mausoleo della Via Ardeatina,

dove arde, sempre, la memoria di tristi giorni della Nostra Storia,

solo la lettura consapevole di un elenco, fra quei 335 sacelli,

che deve, sempre, farci riflettere senza retorica,

chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo”.

SCUOLA MILITARE NUNZIATELLA

Gli Ex Allievi Medaglie d’Oro al Valor Militare alla Memoria:

  • Gen. Div. Aer. (r) Roberto Lordi, corso 1908
  • Ten. CC.  Romeo Rodriguez Pereira, corso 1935

L’Istruttore:

  • Magg. Ftr. Ottorino Rizzo, 1939 – 43

COLLEGIO-SCUOLA MILITARE DI ROMA

Gli Ex Allievi Medaglie d’Oro al Valor Militare alla Memoria:

  • Magg. Par. Umberto Lusena, corso 1904
  • Cap. Art. Roberto Villoresi, corso 1917

Gli Ex Allievi:

  • Giuseppe Celani, corso 1917
  • Cap. Ftr. Mario Carola, corso 1932

(sepolto nel sacello accanto al Fratello, Cap. Aer. Federico)

I docenti:

  • Prof. Salvatore Canalis, 1940 – 43
  • Prof. Giorgio Fano, 1933 – 43

Ma anche è degna di citazione la Medaglia d’Oro alla Memoria:

  • Gen. Div. Simone Simoni, già decorato di 4 M.A.V.M.,

e Padre dell’Ex Allievo di Palazzo Salviati,

il Cap. Cav. Par. Gastone Simoni, corso 1933, anch’Egli M.O.V.M. alla memoria,

El Alamein, 1942

La livella” del grande Totò si posa anche fra questi NOSTRI nomi.

siminarion

https://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_delle_Fosse_Ardeatine

pizzostory 9 FEB 2019 . La Memoria e il Ricordo

Da: Annunziato Seminara
Data: 09/02/19 07:29 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 9 FEB 2019 . La Memoria e il Ricordo

Un po’ d’ordine sulle parole che parlano non sempre storie di tempi felici.
La nostra Storia, in questi giorni alimenta conflitti e ed evoca tristezze non ancora serenamente sopite.

L’uso che si fa quando si scrive la storia è quanto mai significativo nella distinzione delle parole che riescono a non superare le tragedie, anzi, nell’attesa dello scorrere degli anni, diventano l’unico capitolo del “pensiero unico” di una “Storia unica” del mondo, simbolo “unico” senza narrazione.

Ho ripreso letteralmente, senza modifiche, le definizioni delle parole che allertano le adunate alla riesumazione dei dolori e non alla pietas di una serena riflessione.

LA MEMORIA

La funzione psichica di riprodurre nella mente l’esperienza passata (immagini, sensazioni o nozioni), di riconoscerla come tale e di localizzarla nello spazio e nel tempo:

Apprendimento e ripetizione fedele, non necessariamente legati a una completa o corretta comprensione, talvolta spinti fino alla nozione di ovvio e banale, anche a proposito della facilità e precisione che nascono da assiduo esercizio.

Parte della retorica consistente nella capacità di ricordare gli argomenti del discorso, ottenuta e potenziata con particolari accorgimenti tecnici.

Memoria storica, il passato in quanto continua a far parte della nostra realtà quotidiana e attuale.

Memoria collettiva, l’insieme di ricordi condivisi da una collettività.

“l’Olocausto fa ormai parte della nostra m. collettiva”

La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni, ovvero quella funzione psichica o mentale volta all’assimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante l’esperienza o per via sensoriale. La memoria può essere trattata, in maniera complementare, studiando i processi cognitivi e quelli neurofisiologici associati.

IL RICORDO

Impronta di una singola vicenda o esperienza o di un complesso di vicende ed esperienze del passato, conservata nella coscienza e rievocata alla mente dalla memoria, con più o meno intensa partecipazione affettiva.

In psicanalisi: ricordo di copertura, ricordo infantile che riguarda eventi apparentemente insignificanti e che serve in realtà a occultare elementi rimossi.

I GIORNI DELLA MEMORIA E DEL RICORDO

Il giorno della MEMORIA non ha mai bisogno di parlare i fatti che evoca. E’ talmente radicato nella sua universalità della interpretazione che riesce ad accomunare e farne il baluardo di una somma identica di storie. L’esodo millenario e le persecuzioni di un popolo diventano lo stesso palcoscenico della tragedia di fatti aberranti che da quasi novant’anni, in un crescendo inarrestato

ha segnato le coscienze e ancor oggi è inarrestabile nella storia che viviamo nelle politiche dei Paesi.

Il recupero di un’altra tragedia, nel giorno del RICORDO, vissuta da Italiani che hanno subito drammaticamente la falsa morale di una falsa ideologia della solidarietà di uomini falsamente liberi, occultata faziosamente dalle mani false sulla storia, riemerge da pochi anni e diventa il racconto quasi marginale, escluso dalla verità irraggiungibile della Storia del Mondo che rigenera, sempre più, la sopraffazione e lo sterminio degli uomini in nome di una bugiarda vulgata, che ambiguamente nasconde l’esercito dell’esercizio del dominio dell’uomo sull’uomo e della libertà del suo pensiero.

Non riesco ad essere sereno.

Soprattutto quando, quasi sommessamente, la Storia che si dice occupa impropriamente la passione degli uomini che, autenticamente liberi dalle fazioni, hanno dedicato, sacrificandola anche per noi, la loro vita, oggi saccheggiata e mescolata nel “pensiero unico” della “memoria collettiva”.

Il caso di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, Eroe, non solo martire, delle Fosse Ardeatine, viene ricordato in un articolo del Corriere della Sera di tre anni fa, come “partigiano”.

Leggo molti casi analoghi. Tutti fedeli al giuramento alla unica Bandiera di tutti, ma raccolti subliminalmente sotto altre bandiere.

Il Corpo di Liberazione Nazionale è diventato, da qualche anno, un “corpo a latere” di altri difensori “unici” di una libertà “unica”, pianificando l’equazione fra lotta di una ideologia irripetibile per un “pensiero unico” e lotta per l’autentica e universale libertà dell’uomo.

NON HO MAI dileggiato Resistenza e partigiani, perché ho sempre cercato l’equilibrio nella esposizione di fatti di cui mi sono occupato, alla ricerca dell’onestà delle idee di chiunque.

Ma l’occupazione della Storia delle Foibe, da parte di un’Associazione ancora pervasa dalla sclerosi che difende il sanguinario esercizio del potere in nome di una traduzione ambigua della sua storia, mi indigna.

Ancor più mi indigna il colpevole silenzio di chi falsamente occupa la poltrona della responsabilità di rappresentare e di tutelare la convivenza degli Italiani e di garantire una serena lettura della Storia. Che non è di qualcuno. E’ di tutti.

E’, in questi giorni, il mio “pensiero unico”.

Nunzio

pizzostory 16 FEB 2018 – PRIMA E DOPO GAETA

Da: Annunziato Seminara
Data: 17/02/19 18:38 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 16 FEB 2018 – PRIMA E DOPO GAETA

pizzostory 16 FEB 2018 – PRIMA E DOPO GAETA

Oggi, due giorni dopo.

Prima di Gaeta, navigando dalle terre della Magna Grecia e salendo dopo lo stretto di Scilla e Cariddi, viene Napoli.

Fra i flutti e fra gli scogli, tutta infrattata, viveva una bellissima sirena, che vuol dire “vergine”, che si chiamava Parthenope.

Passa da lì un certo Ulisse. Lei s’invaghì. Lui aveva altro a che pensare. Chissà, secondo storico-filosofici-editorialisti era alla scoperta della “modernità” che oggi staremo vivendo. Boh!

La bella sirena si gettò da una rupe, il mare la portò su uno scoglio-isolotto, Megaride, dove si sciolse, del resto pesce era per metà, e, evaporando, volò sul Monte Echia, dove nacque Neapolis.

Per altri era, la Parthenope, una fanciulla ateniese che, per scappare dai genitori che non volevano favorire una sua cotta clandestina (la parola “clandestino” nacque da allora, senza le polemiche odierne….) fece coppia in una “fuitina” con un giovane belloccio, Cimone. Da lui il nome della fregata, nome d’arte, che assistette e ci onorò a Messina nel gemellaggio tra i Calabrotti e i Siculi. Ma anche la cima del Cimone, che tant’altro ben più grande onore segnò per i Fanti della Grande Guerra e che l’oracolo ortiseo evocò quel sabato di tre anni fa.

Fuì che ti fuì, arrivò a Neapolis. E ancora sta nella città di Napoli odierna. Dov’è con ilCimone bisboccio?, nel sotterranei di Pizzofalcone? Dove partorì la sirenetta plurigravida ben 12 figliocci? Perché 12? Come gli Apostoli? Boh!

Ma la sirena Parthenope, le male lingue, anche allora c’erano!, dicevano e dicono che s’era innamorata, dopo l’intercessione un po’ ruffiana di una freccia che un divo a video a luci rosse che si chiamava Eros le aveva scagliato, di un virgulto di nome Vesuvio, che era un centauro. Metà uomo e donna, metà pesce e cavallo, Zeus, il Gran Dio (o Deo?) Maestro, che tutto il bello del suo creato era suo (come ci obbliga a credere oggi qualche altro Gran Maestro), trasformò Vesuvio nel vulcano che sappiamo, così Parthenope, attratta dall’infocata passione non potesse toccare il fuoco della lava, dentro e fuori di lui.

La sirenetta verginella , che forse anche stavolta non lo era più, si uccise dalle parti del citato scoglio di Megaride , evaporando nell’esalazione dell’ultimo respiro, si aggrappò sul Monte Echia, e, come prima, da lì nacque Neapolis.

Se tutte le strade portano a Roma, tutti gli amori, contemplativi,…., o erotici, portano a Napoli.

Per questo è la città dell’amore.

Ma, prendiamo per buona la prima che s’è detto, cioè della cotta della sirena per l’Ulisse errabondo in mare.

Ulisse vittorioso nel cavallo a Troia, nome che si ripete ancor oggi nelle declamazioni sporcaccione,….., e avventuroso alla ricerca di Itaca (BRAVO GUERRIERO MA SENZA BUSSOLA….), secondo quanto disse padre Dante nel canto XXVI dell’Inferno,

“….quando

mi dipartii da Circe, che sottrasse me più d’un anno là presso Gaeta,

prima che sì Enea la nomasse….!”

entrò con le sue navi nel golfo della città che poi Enea chiamò Gaeta.

Questo il legame fra Napoli e Gaeta.
Amore ed eros. E/o viceversa.

Come noi, testimoni viventi dei bastardi di Pizzofalcone, immanentemente siamo.

Gaeta. Anche lì c’è la Chiesa della SS. Annunziata. Non è Rococò come quella di Pizzofalcone.

Ma sempre dedicata all’Annunziata è.

Legame che ci porta, a noi del Pizzofalcone di Monte Echia, a riverire ogni anno, per questioni ben più tristi e sanguinose, la nostra Storia.

Dopo il 13 febbraio dello scoppio della batteria Transilvania, che vide dissolversi nel vento del boato il corpo di un nostro antico camerata, che anche allora si chiamavano così, del Rosso Maniero, Mario Giordano.

E dopo, ancora il 14 successivo, quando “…Al termine del glorioso assedio di Gaeta (1860-1861), al suono della marcia reale, la bandiera dell’esercito napoletano, issata sul pennone della batteria S. Maria, mestamente veniva ammainata, mentre << il grido, VIVA IL RE!, spinto dal popolo e dalla guarnigione, salutò Colui del quale si è voluto fare un tiranno spaventevole >>. Al posto della Bandiera del Regno delle Due Sicilie veniva issata quella tricolore, come oggi continua a sventolare…..”

Tanto secondo il dispaccio inviato da Torino il 13 febbraio alle ore 21,15.

I torinesi, sempre, come sempre, falsi e cortesi (dalla città di Cavour al bombardiere Cialdini, l’altro whatsapp o twitter: “….con le bombe si accelera la firma della resa senza condizioni….”, caso strano, ieri, e come oggi sui media, in lingua transalpina……)

Il resto alla prossima puntata.

Che riguarderà l’assedio della Cittadella di Messina e di Civitella del Tronto.

Dove si parlerà di ben altre sciabole afflitte e di inchini innaffiati di spumante e di ostriche, ostrega!, ovvero di militarismo incomprensibile e di eroismi millantati.

Perché oggi. Il 16 febbraio.

Alla prossima.

siminarion

 

pizzonews 2 NOV 2018 – Cosenz al Verano

Da: Annunziato Seminara
Data: 02/11/18 22:28 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzonews 2 NOV 2018 – Cosenz al Verano

 

pizzonews 2 NOV 2018 – Cosenz al Verano

Rituale cerimonia di deposizione Corona di alloro del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito al monumento di Enrico Cosenz, l’Ex Allievo corso 1872, già “Ministro della Guerra” di Garibaldi e poi primo Capo di Stato Maggiore Esercito dal 1881 al 1892 .
Come ogni anno a tale ufficio è delegato il suo Sottocapo.
Erano presenti 2 Allievi “romani” della Nunziatella, par condicio una Allieva ed un Allievo, entrambi Cappelle, incaricati a presenziare alla cerimonia dal Comandante della Scuola, insieme ad alcuni soci della Sezione Lazio, il neo Segretario Pasquale Viora, il Consigliere Michele Franzé e poi Paolo Ballerini e Nunzio Seminara (alla tastiera…).
Davanti ad un “pattuglione ”di Ufficiali dello Stato Maggiore Esercito, il Gen. C.A. Claudio Mara (Artigliere da Montagna, cioè quasi Alpino), ha officiato alla deposizione della corona nel colonnato del Verano, il cimitero monumentale di Roma, presidiato da dieci Granatieri del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna in Colbacco enorme che completa la divisa storica, dove è riportato il loro stemma ricamato che riporta la data del 1659, il più antico Reggimento d’Europa, che per tale datazione fa “sformare” gl’invidiosi Inglesi, gelosissimi delle proprie tradizioni militari.

Note.
La cerimonia è stata inventata da Alberto Ficuciello, corso 1954, già Sottocapo di SME ed è stata inserita con orgoglio dalla Sezione Lazio, all’epoca “Ettore Gallo”, nel circuito delle manifestazioni “pubbliche” fin dal 2003.
Il Gen. Mara è stato particolarmente cortese nel fermarsi, da solo, con gli Allievi con i quali ha conversato con sincera affabilità,
La giornata è stata umida, prometteva inondazioni sul “cemeterio” che in questi giorni è stato danneggiato, anche lui, da molte alberature che hanno ceduto all’urlo del vento romano.
Poi un breve salto al monumento a Domenico Corazzi, l’ispiratore della Scuola Militare di Palazzo Salviati. Servirò un po’ di manutenzione. Vedremo.
Poi un passaggio al “Nuovo Pincetto” a vedere come va la tomba di Alberto Pollio, il 4° Capo di SME, dal 1896 a metà del 1914, quando il suo cuore si fermò.
O fu fatto fermare, La tomba è completamente ricoperta da verdurame incolto e dalla dimenticanza, Colpevole,
Tutto qui, per voi che leggete se vi va, ancora “presenti” sul terreno dei valori ,….., il 2 novembre al Verano.
Ma solo per un paio d’ore, poi, ancora vivi, tutti a casa.
……..
siminarion

 

 

 

 

pizzostory 19 OTT 2018 – Il cambiamento che non cambia l’uso della Storia.

Da: Annunziato Seminara
Data: 20/10/18 07:02 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 19 OTT 2018 – Il cambiamento che non cambia l’uso della Storia.

pizzostory 19 OTT 2018 – Il cambiamento che non cambia l’uso della Storia.

Leggo che sotto la targa che dedica una strada, non so neanche dove, al gen. V. Magliocco da Palermo, M.O.V.M., già pluridecorato d’Argento e Bronzo, qualche sprovveduto ha posto immagini inneggianti a sconcezze di una guerra rifiutata dalla Storia che oggi denigra l’altra Storia che andava per la maggiore.

Magliocco morì nell’eccidio di Lechemti, in Etiopia, il 27 giugno 1936.

Un altro pilota, il S.Ten. Tito Minniti, un altro del sud, nato a Placanica, in quasi punta di Calabria, mezz’anno prima fu colpito in un volo di osservazione, precipitò al suolo, ingaggiò resistenza insieme con il suo sergente Livio Zannoni, che fu subito ucciso. Era Dagabur, 26 dicembre 1935

Minniti, dopo indicibili torture, dal taglio di dita, piedi, squoiato, evirato, fu, alfin decapitato. Entrambi decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare.

 

Arturo Martini, scultore celebre di quegli anni, gli dedicò un grande bronzo che trova sede a Roma, nella Galleria d’Arte Moderna di Valle Giulia. Vi allego una immagine.

Lo scontro sociale, oggi, non parte dalla ideologia che invade la politica usando la Storia con storie che capitano, ad uso e consumo della fazione.

La mancanza di nozione, non credo più di cultura nel senso cosmico e perciò irraggiungibile, ma che sia almeno da rispettare, trascina le animosità di finti soldati delle verità sociali nel percorso dell’assurdo e del grottesco.

A quando la chiusura di Scuola Statali, strade, intitolate a Minniti?

A quando il dirottamento di aerei dall’Aeroporto di Reggio Calabria che porta il Suo nome?

Ma, senza acrimonia verso l’uomo, il nipote Marco, uomo politico che oggi imperversa, a quando la Sua controparte politica lo declasserà, Tito, ad uno che non sapeva pilotare l’aereo, ovvero a quando i “compagni” politici di Marco diranno che quel suo lontano “congiunto”, cioè Tito, era un parente deviato?

Già, perché quell’evirato e decapitato era lo zio di Marco. E ben si sa che Marco ha la passione per gli aerei.

Non ha abiurato il “congiunto”, altrimenti avrebbe disprezzato l’Arma Azzurra. Almeno lui sa dov’è la Stella Polare del valore, oltre la lizza stradaiola.

La confusione si rinnova. Sembra già 100’anni fa.

Che tristezza.

Sembra 50’anni fa. Guarda caso quella scultura segna il tempo.

Il tempo di Valle Giulia.

siminarion

 

pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

Da: Annunziato Seminara
Inviato: Sun, 1 Jul 2018 10:24:02 +0000 (UTC)
Oggetto: pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

A volte si risfogliano pagine di letture già sedimentate nella memoria ma che riemergono improvvise con la stessa lucidità di quando sono state lette, scritte e trasmesse alla ricerca di una condivisione e/o per alimentare un confronto.
Adriano Alberti ha diretto dal 1923 l’Ufficio Storico dello S.M.E.
E’ stato l’autore di un saggio sulle vicende di Caporetto, pubblicato recentemente nel 2004 perché “stoppato” da Mussolini in quanto vi emersero precise responsabilità di un certo Pietro Badoglio.
Non ci si addentra adesso sulla più volte citata questione. Ma in altre pubblicazioni, Alberti, che segnò l’inizio di una scientifica ricostruzione degli avvenimenti di Storia Militare, non mancò di esaltare Alberto Pollio, da molti “più”, relegato come asservito agli Imperi Centrali e, non solo, a significare con dovizia di argomenti e di testimonianze di avversari e di alleati della nostra Grande Guerra, le capacità di Luigi Cadorna, il Generalissimo, oggi in via di riesumazione con riabilitazione da parte di Storici Militari meno asserviti, loro, alle vulgate opinioniste popolari e, sotto-sotto, un po’ forzate, se non faziose di correnti salvifiche di alcune “Superiori Autorità” militari che, dopo la cavalcata di Vittorio Veneto fino a mezzo secolo dopo, avevano scalato i vertici delle gerarchie. Tutte, guarda un po’, vicine al Badoglio Maresciallo, oltre ad essersi distaccati dal “prima-seguitissimo” Capello, già marciante squadrista su Roma e poi complottista contro il Duce qualche anno dopo.
Varrebbe che queste considerazioni le risolvessero con umiltà alcuni superficiali lettori anche di casa nostra.
Ma Alberti pubblicò anche una Storia sulle vicende di Gaeta dal settembre 1861 al febbraio dell’anno dopo, nonché di quelle di San Benedetto del Tronto, l’ultima guarnigione dei Borbone.
pizzoflash se ne occupò con la riproduzione di un proclama divulgato ai “soldati piemontesi” il 17 febbraio del 1861 e che qui si ripropone alla attenzione serena di qualcuno.
pizzoflash 3 OTT 2015. Cialdini a Gaeta il 17 febbraio 1861

Soldati!
Noi combattemmo contro Italiani, e fu questo necessario, ma doloroso ufficio. Epperò non potrei invitarvi a dimostrazioni di gioia, non potrei invitarvi agli insultanti tripudi del vincitore.
Stimo più degno di voi e di me il radunarvi quest’oggi sull’istmo e sotto le mura di Gaeta, dove verrà celebrata una gran messa funebre.
Là pregheremo pace ai prodi che durante questo memorabile assedio perirono combattendo tanto nelle nostre linee, quanto sui baluardi nemici!
La morte copre di un mesto velo le discordie umane, e gli estinti sono tutti eguali agli occhi dei generosi.
Le ire nostre d’altronde non sanno sopravvivere alla pugna.
Il soldato di Vittorio Emanuele combatte e perdona!
Il generale Cialdini
17 febbraio 1861
Non sempre la Storia ci dice tutto
siminarion

La rilettura di altre pagine di Storia fu riproposta da “pizzofalcone.it”, tra l’altro tema principe del convegno “Prima del Piave” tenutosi alla Nunziatella, nell’Aula De Santis riempita dal Battaglione Allievi e sguarnito di Ex Allievi (solo nel numero altamente significativo di 3 unità….., numero simbolo).
Oltre all’anteprima dei progetti di strategie militari a ridosso del Piave dello S.M.E. da Cosenz a Pollio, si rilessero alcuni saggi di geopolitica di Friederik Hegel, sì, proprio lui, dell’ambo secco Marx-Hegel, che una 60’ina di anni prima parlavano del Piave. Ma, intendiamoci, si parlò del Piave non come baluardo di una ritirata italiana, ma, che stravaganza !, della soglia che gli austrungarici avrebbero dovuto considerare in caso di ritirata per offensiva dei piemontesi!. Quando diversamente alcuni “illustri studiosi”, richiamati dal consenso di onda lunga degli autodisfattisti, richiamarono quegli studi come previsioni dotte e “inconfutabili per confutare” la distratta e disattenta condotta dei capi militari italiani. Naturalmente per merito, il demerito, della ditta Luigi Cadorna & Co.
Perché questi richiami?
Perché la Storia va contestualizzata sì, ma va scritta e riletta con onestà. Va contestualizzata e deve essere analizzata con la libertà di cercare la verità. E va percorsa ragionando. Non è lettura da passeggio.
L’anteprima di un ulteriore saggio del sessantaseienne Francis Fukuyama, celeberrimo autore di un tomo su “La fine della Storia”, accenna all’Hegel anzi citato, come ideatore della formula sulla “fine della Storia”, quale immanenza del sopravvenuto solco a partire dalla seconda metà del XIX secolo fra società dei capitali e società di irrompenti esclusi, fra oppressori e oppressi, tanto in una sintesi quasi telegrafica, ovvero da twitter di questi tempi, senza malevoli obiettivi ideologici e politici.
Il tema della Storia che finisce ha percorsi di lunga data, addirittura a partire da Erodoto, fino a passare a studi su “Fede e Ragione”, a Voltaire e a nichilisti di varia estrazione. Campo della Filosofia della Storia, che avvince sempre e che è bene sfiorare appena e non toccare per non scottarsi.
Francis Fukuyama, attualizza il suo studio e lo arricchisce di altre considerazioni. Nelle ultime righe estratte dall’anteprima del saggio si rilevano osservazioni che da più parti emergono (anche da chi adesso vi scrive), ad esempio, proprio nel “confronto-lotta” fra i più ricchi e gli emarginati, sul fenomeno dell’epopea migratoria che viviamo. Perché, c’è da chiedersi, i migranti non si indirizzano verso le estesissime aree dei nuovi paesi ricchi, anzi nuovi ricchissimi come la Cina.
Una pausa di riflessione sulla Storia che viviamo e sulla quale “passeggiamo”, senza pensiero critico e autocritico. Un monito per chi, non da poco tempo, così si esprime, “vota coni piedi”.
Il saggista politologo di Chicago, Università della California di Palo Alto, è statunitense a tutti gli effetti. Ha gli occhi a mandorla. Forse il cromosoma che gli fa leggere i fatti di oggi e che lo sostiene la sua indubbia analisi, lo ha guidato nel commento che parecchi dovrebbero farsi da soli.

siminarion

 

pizzofalcone 28 e 29. Copertine

Da: Annunziato Seminara
Data: 11/06/18 21:38 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzofalcone 28 e 29. Copertine

Copertina pizzofalcone 28 (vv. foto allegata)

Questo numero è costituito dalla quarta ed ultima parte che i quaderni di Monte Echia dedicano alla Storia dello sviluppo amministrativo e tecnico di un giovane Regno che forse per primo si affacciava al nuovo mondo, in Europa e sul Mediterraneo, con una progettualità innovativa.
Lo studio termina il 18 novembre del 1787, quando fu fondata dal Re Ferdinando IV di Borbone la Nunziatella di oggi. Proprio a ridosso della presa della Bastiglia a Parigi nel 1789 e della brevissima Repubblica napoletana del 1799, luoghi e date che la Storia d’Europa ancora rivisita per rifasare e aggiornare il presente.
Prima del 1787 è il titolo che i quaderni di Monte Echia hanno riproposto alla tesi di Laurea “discussa” e condivisa con lode nell’Università degli Studi di Torino, “ultima tappa” del percorso formativo di un giovane studioso, imparentato con un Ex Allievo della Nunziatella, già “Regal Accademia Militare” di Pizzofalcone, baluardo delle eccellenze che furono protagoniste della Storia secolo successivo, quanto gli aneliti di libertà e di patriottismo esaltarono la Storia d’Italia e che oggi l’impazienza del futuro ha coperto con la patina dell’incuria.
Omaggio ad una Storia che era “di Famiglia” e che proprio dalla città che ispirò, anzi!, forse più che ispirarla favorì la “determinazione” della “conquista” dell’Italia Unita., che assolutamente non si discute, ma che deve ritrovare la dignità e la consapevolezza del consenso che oggi vacilla.
Il declino forzoso di quel disegno politico e militare, ……, offuscò molti e inconfutabili traguardi che pizzofalcone vuole invece ripercorrere, per esaltare e difendere l’onestà della Storia Napoletana e del Suo Sud che, anche nelle pieghe buie delle cronache, deve essere riletta senza i pregiudizi di chi la scrive.
Perché spesso diventa perdente chi “vincendo” scrive e giustifica i fatti della Storia con pregiudizi.

Copertina pizzofalcone 29 (vv. foto allegata )

La copertina di questo mese è dedicata al prospetto della piccola e magnifica Chiesa di Santa Maria della Manna di Spoleto, forse esaltato nella parte più preminente della sua architettura, dove il passaggio fra rinascimento e barocco trova equilibrio nella corretta suddivisione di rosoni e archi “ogivati” giustamente esaltati da Lucio Martinelli nella seconda parte della sua visita a Spoleto.
I “viaggi” che l’autore percorre nello “stivale” risentono nelle sue cronache suggestive la passione di chi non viaggia per rasserenare gli spazi “vacanzieri” che abbandonano con disincanto le menti stanche delle ansie del quotidiano.
Piuttosto cercano di elaborare sempre le ragioni di un amore per un’Italia che si conosce solo nei depliants turistici o, peggio, nelle schede di agenzie immobiliari, e che la Sua Storia e colpevolmente la Scuola invece marginalizzano fino ad ignorarla.
Un numero intero del giornale vuole stimolare a chi legge l’educazione di essere cittadini di un “grande luogo” di arte e di fascino troppo spesso ignorato e perciò sconosciuto.