Categoria: Il pensatoio di siminarion

pizzostory 9 dicembre 2019 – FRAMMENTI INCROCIATI. Il Compagno e il Camerata.

Da: Annunziato Seminara
Data: 09/12/19 13:24 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 9 DIC 2019 – FRAMMENTI INCROCIATI. Il Compagno e il Camerata.

Troppe storie incrociate abbracciano la vita degli Allievi delle Scuole Militari.
Credo che valga una “stanza” autonoma, dopo quei giorni, vicini o lontani.
Rifaserò in seguito come ordinarla.Per ora questa nota mi sollecita la vostra attenzione.

pizzostory 9 DIC 2019 – FRAMMENTI INCROCIATI. Il Sindaco e il camerata.

Un documento da sottoporre alla vostra attenzione.

Milvio Mileti, corso 1940 – 43 degli Allievi della Scuola Militare di Roma,
2° plotone di quel corso M.O.V.M. Luigi Caldieri .
Milvio fece scrivere appunti di fine corso sul suo Albo Mak π 100a chi aveva vissuto insieme con lui la stessa storia in Palazzo Salviati.Un messaggio fu scritto da “un certo” Ugo Vetere, dipoi Sindaco di Roma.Altri suoi “commilitoni” di quel plotone fu Giorgio Salandri, “nunziatello”del corso 1939 a Napoli, mentre nel 3° plotone dello stesso corso c’era anche Remo Missori, un altro “nunziatello” il quale, cresciuto a Napoli con il corso 1940, terminò la sua avventura fra “i più giovani in armi…..” a Roma.Milvio Mileti divenne Bersagliere e combatté “al nord”: “Caduto per la Patria”, come riporta la Storia di Palazzo Salviati.

Ugo Vetere, Bersagliere, da caporal maggiore militò nel CNL, poi divenne un politico fra le fila del Partito Comunista Italiano, e da Sindaco ebbe riconoscimenti da tutti per la sapienza e la saggezza della conduzione amministrativa.
Leggete cosa e come scrisse Ugo sulla pagina dell’Albo di Milvio.Un “camerata” e un “compagno”. Due Allievi allo stato puro nella vita di una stessa camerata, fra i banchi della stessa Scuola, nello stesso “refettorio”, passeggiando sullo stesso “Ponte der sordino”,a Via della Lungara.Credo che oggi quella lealtà e quei sentimenti vissuti prima di noi non siano più materia di educazione, nelle famiglie, fra la gente.

Mi trattengo dall’esprimere il mio pensiero, che va oltre le esperienze giovanili in armi.
Affetti lontani di vite mai separate.
Nunzio

Allego le parole di Ugo e una foto di plotone, dove è indicato nel riquadro Milvio Mileti e dove, con due frecce, ipotizzo l’immagine di Ugo Vetere.

     

 

 

 

pizzostory 7 dicembre 2019 – FRAMMENTI DI ALLIEVI

Da: Annunziato Seminara
Data: 07/12/19 23:59 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 7 DIC 2019 – FRAMMENTI DI ALLIEVI

pizzostory 7 DIC 2019 – FRAMMENTI DI ALLIEVI

………ho trovato immagini di parole dalle pagine di un Album Mak π 100 di un Ex Allievo di una Scuola Militare, uno che lo è stato come tanti di noi, in anni tragici, sto raccogliendo altre sue testimonianze, credo che se siamo fortunati per non aver vissuto quei giorni, dovremmo riflettere per cercare in noi quel massimo comun divisore che ci fa stare insieme e neanche allontanare quei molti di noi che sono sfortunati nel distogliersi da quelle emozioni, tristi ma ricche di sentimenti e di sogni.

Vi allego queste parentesi di isole silenziose nel mare di urla e ciacole al vento.
siminarion

pizzoflash 12 NOV 2019 – IL FINE OLTRE LA FINE

Da: Annunziato Seminara
Data: 14/11/19 16:50 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzoflash 12 NOV 2019 – IL FINE OLTRE LA FINE

pizzoflash 12 NOV 2019 – IL FINE OLTRE LA FINE

E’ tempo di risate. Come ogni anno a novembre, vicino all’ammassamento dell’ammazzamento di risate e di ricordi che assemblano le assemblee “napolitane” tra i vicoli dentro le pizzerie e, si dice e non si dice, come si sa, in quelle dell’Aula De Sanctis Francesco, in quel del Maniero Arrossato dal Sole.
Purtropp’ahinoi la conta di oggi sarebbe con qualche pezzo in meno.
Pezzi da novanta e pezzi più leggeri, chepperò le perequazioni delle vite di ognuno di quei folli Mak π 100 scatenati nella Città di Napoli porta in parità.
Come quel canto di Ettore Gallo e Giambattista Cefaly, stesso corso 1929, quel “Canto del Mak π 100 che tutti assomma coralmente.
Dimenticare gli screzi e le asperità in quei minuti di pacche a pacchettoni sulle spalle.
Ancora sognando le incursioni, quelle fatte e quelle subite, quest’ultime legate al dito per perpetrare il rito a quelli a venire, il fine del segno di presenza spavalda oltre la fine dei corsi della Scuola e quelli della vita.
Oddio!, c’è pure chi dice di non finire in questa vita, perché dice che non finirà ….. : tranquilli, aspetterò chi sarà e lo annoterò e ve lo manderò nell’altra parte di qui.
Memorie d’obbligo per chi vive senza far morire attimi fuggenti di gloria e goliardate in camerate, in specie notturne, che ritornano in mente nelle trasgressioni per quel fine che oltre la fine del tempo terreno, che ancora riecheggiano dentro quei cortili e rimbombano nei ricordi lontani di cassette, sgabelli e vettovaglie dall’alto a terra.
Come non ricordare la marcia successiva alla disubbidienza, nel 1963, alle ore 2 della notte, in fila indiana in Via della Nunziatella fino a scendere al Pallonetto e andare verso Parco delle Rimembranze, mentre si aprivano di tanto in tanto le finestre dei “bassi” della Città e rispondevamo, a chi sentendo i passi pesanti degli scarponcini (le ghette tipo “inglese” non si sentivano) chiedeva preoccupato cosa fosse successo, e noi “….la guerra!” , cantando quel Fanfulla che passò una notte in stanza.
Storie giovanili comuni ai novantenni che giocano ancora a fare i ventenni con i 15enni.
Finché non parlai un giorno con un “teulierino” : anche loro, “”in illo tempore”, facevano simili arrembaggi notturni, non troppo irruenti a Palazzo di San Celso della “Maduina”, quasi come nel Rosso Maniero.
E ancor più leggendo storie di Palazzo Salviati di ottant’anni fa. Assalti nottetempo solo creando scompiglio fra gli armadietti delle camerate.
Quando a Palazzo Salviati la data delle “visite notturne ai Cappelloni” era per tradizione l’11 novembre. La data che ricordava il compleanno del Collegio-Scuola (come s’è visto in altro “pezzo” non era stato rispettato), perché invece era il natale del primo Allievo importante, il 15enne ereditario Principino (era e rimase piccolino) Vittorio Emanuele di Savoia, futuro prossimo Terzo Re d’Italia. Data che per tradizione era festa nazionale e, in tutte le Forze Armate, si condonavano le sanzioni disciplinari.
Data annotata dal Comandante del Collegio-Scuola che preavvisò gli Allievi della 2^ Compagnia di evitare quella tradizione turbativa del riposo dei Cappelloni nel nome di una goliardata “dannosa” e non accettabile, pena punizione disciplinare.
Il plotone che organizzò il gesto dissacratore notturno fu il 1° plotone (il sottoscritto è sempre stato nel 1° plotone alla Nunziatella……) e tutta la compagnia (era quella delle Cappelle: chissà, indagherò, visto che a Napoli e Milano era un diritto degli Anziani del terzo anno) s’impegnò, anche chi, giustificato o impossibilitato, non avrebbe prese parte alla trasgressione, assumendosi tutti insieme la responsabilità di rinunciare con sdegno al condono previsto.
Con “spirito d’iniziativa fino all’improvvisazione” ( licenza d’autore……….), “il gesto” fu programmato 24 ore dopo, nella notte fra il 12 e il 13 novembre. Correva l’anno 1938. La 2^ Compagnia era quella del corso 1937.
Il “fattaccio avvenne”. Un Allievo conservò l’ “Ordine del Giorno del 13 novembre 1938 – XVII”, firmato dal Vicecomandante, il Ten. Col. A. Bottini, con il quale fu emessa la deplorazione a tutto quel cucuzzaro di misfattori ai quali decretava la punizione esemplare.
Ne ho visto la copia. Ho letto le firme degli Allievi che si assumevano piena confessione del progetto di quell’atto commesso. Ne ho riconosciuta qualcuna: quella di Vittorio Stasi, marito di Marcella Castriota e Papà di Riccardo, Andrea e di Cecilia, e di Antonio Santangelo, zio di Antonio e Giuseppe. Tutti familiari e “consanguinei” che mi onoro di aver incontrato e frequentato.
Gli impossibilitati a non “presenziare” a quella “gita notturna” nel sonno dei Cappelloni, aderirono con disciplina cameratesca alla rinuncia alla punizione disciplinare. Fra questi, con una piccola piega di tristezza, come un sorriso, ho saputo che c’erano Vittorio de’ Castiglioni e Nino Zuco, insieme con Vittorio Monastra, tutt’e tre Papà di qualcuno che “mi sembra di conoscere”.
Altri che parteciparono, Aldo Giambartolomei, detto “Giamba”, che fu anche Allievo della Nunziatella e Sergio Orsini, Papà di un mio amico di sempre, anch’egli alla Nunziatella, mio compagno di corso.
Quel fine di una tradizione che non è nonnismo, ma sentimento di affiatamento nelle camerate di chi è stato Allievo, assaltatore o subente, e ricordate dal nonnismo dei nonni di oggi, fra tutti i muri delle Scuole Militari che ne testimoniano l’orgoglio di appartenenza.

Fra gli incursori:
Antonio Santangelo, Medaglia d’Oro V.M., alla Memoria, Campagna di Sicilia,
Vincenzo Fioritto, Medaglia d’Oro V.M. alla Memoria, Roma, Porta San Paolo
Angarano Giuseppe, Medaglia d’Argento alla Memoria
Gugielmo Zavattaro, Medaglia d’Argento alla Memoria
Lorenzo Bonafede, fucilato dai Tedeschi in Albania
Tommaso Di Loreto, disperso in Russia

E tant’altre Medaglie d’Argento, di Bronzo, Croci di Guerra, Promozioni per meriti di Guerra e TUTTI con Croci al Merito e almeno una Campagna di Guerra.
Quanto dannoso nonnismo di quegli incursori romani.
Quanti altri da parte di altrettanti trasgressivi “napolitani” o “cispadani” !!!
Il fine oltre la fine che non dovrebbe finire.
E co ‘sto ritornello sarò punito.
E chissene?

siminarion

 

pizzonews 2 NOV 2019 – Corona d’alloro a Cosenz al Verano e un vero Cavaliere

Da: Annunziato Seminara
Data: 03/11/19 11:02 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzonews 2 NOV 2019 – Corona d’alloro a Cosenz al Verano e un vero Cavaliere

Deposizione Corona di alloro del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito al monumento di Enrico Cosenz, l’Ex Allievo corso 1872, già “Ministro della Guerra” di Garibaldi e poi primo Capo di Stato Maggiore Esercito dal 1881 al 1892 .
A tale ufficio è delegato il suo Sottocapo protempore, oggi il Gen. C.A. Giovanni Fungo, con il Magg. Aiutante di Campo, il nostro Enrico Messano (c. 1999), mentre l’altro nostro (c. 1992) Giuseppe Rauso, Granatiere Ten. Col. presenziava il cerimoniale dello S.M.E. con Granatieri d’Onore con Colbacchi del 1659, preminenti fra gli archi del colonnato.
Erano presenti Allievi “romani” della Nunziatella, nella Capitale in pernotto di un lungo ponte, incaricati dal Comando Scuola a presenziare alla cerimonia “di scorta” al Labaro della Sezione Lazio dell’A.N. Ex Allievi, Gregorio Carta e Pasquale Viora, Presidente e Segretario della Sezione Lazio, alcuni Familiari degli Allievi, fra i quali una S.Tenente della G.d.F., Camilla Latini, Ex Allieva della Teulié, e Paolo Ballerini, unico Ex Allievo della Sezione.
I ponti novembrini sono complici delle assenze.
Il solito incomodo siminarion, comodamente all’ormai consumata tastiera.
Se nel 2018 il Gen. C.A. Claudio Mora è stato particolarmente cortese nel fermarsi con gli Allievi conversando con sincera affabilità, stavolta a prestare il suo alto ufficio si è presentato Giovanni Fungo, qui presentato con solo nome e cognome, ché il grado militare di Generale di Corpo d’Armata è a parte, quando il vero Cavaliere esprime il rispetto e l’educazione che un uomo con le stellette incarna.
Il Cavaliere Giovanni Fungo ha rappresentato con dignità quei valori.
Cavaliere non solo militare perché di lunga carriera anche sportiva nel mondo equestre, non evidenziata nel suo curriculum su internet: perché?
Ma questo sarà argomento di altra riflessione, non marginale.
Dopo la deposizione della grande corona d’alloro, il Cavaliere Fungo ha fatto un breve ma sentito discorso rivolgendosi ai presenti, elogiando la Storia di Enrico Cosenz e del suo tempo fino ad oggi, ha espresso apprezzamento per la presenza degli Allievi della Nunziatella e dell’Associazione Ex Allievi, ha rivolto il suo ringraziamento ai familiari degli Allievi presenti, testimoni della fiducia di cittadini che ripongono all’Esercito affidando all’Istituzione la cura per l’educazione ai figli delle virtù che li accompagneranno nella vita, per molti quella militare ma anche e soprattutto per coloro che nella vita civile potranno e sapranno diffondere nella società le autentiche espressioni di devozione al Paese che l’Esercito esprime nella sua funzione istituzionale.
Quindi ha voluto essere ritratto in “foto di gruppo”, sia con gli Allievi, sia con gli Ex Allievi e poi con i Familiari degli Allievi.
MAI ho assistito, dal 2003, a questo gesto onorevole, MAI ho sentito queste parole, fuorché una volta sola nella tradizionale bicchierata di novembre nella Biblioteca di PalaEsercito di Via XX Settembre 123, quando con autentico sentire brindò al futuro degli Ex Allievi della Nunziatella il “Capo” protempore del 2005, un altro Cavaliere, Filiberto Cecchi.
Un privato saluto militare come si rinnova da qualche anno su ispirazione di Carlo Minchiotti, assente giustificato, alla tomba vicina del nostro compianto Mariano Bardi, c. 1974. Era presente anche Andrea Monastra, figlio del Gen. C.A. Andrea Monastra, Ex Allievo della S.M. di Roma, amico di valori comuni e presente alla Cerimonia.
Poi, alle 11,30, fuori dal Verano al vicino bar per il rituale caffè, che allunga la vita”…….., che non è proprio il caso di dirlo, …., e tutti a casa, vivi e….viventi.

siminarion

in allegato:

  • Colbacchi Granatieri in fila;
  • Labaro con la scorta di Gregorio Carta e Pasquale Viora, e gli Allievi che scortano loro;
  • Il Cavaliere Gen. C.A. Giovanni Fungo e gli Allievi;
  • Saluto militare a Mariano Bardi.
  • Una vicina lapide che esalterà numerosi amici degli amici di siminarion , che tanto nun more.

https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Cosenz

 

 

pizzostory 1 NOV 2019 – OGNISSANTI PER PIANELL

Da: Annunziato Seminara
Data: 01/11/19 21:54 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 1 NOV 2019 – OGNISSANTI PER PIANELL

pizzostory 1 NOV 2019 – OGNISSANTI PER PIANELL

Naviga tu che navigo io m’imbatto in un tomo della fine del secolo XIX che parla del Generale Giuseppe Salvatore Pianell.
Ex Allievo della Nunziatella protempore dei primi di quel secolo. Carriera prestigiosa, dal grado di Alfiere comprato dal papà munifico, insieme con una Compagnia di militi che senz’altro erano mercenari dopo che, a quanto è lecito supporre, aveva frequentato i corsi di studi nell’allora Rosso Maniero.
Cerca che ti ricerca, dopo la lettura di parte di quel corposo tomo, un po’ autobiografia, un po’ biografia, un po’ interviste sparse cerco di saperne di più.
La lettura e ri-lettura della sua storia sul libro del Barone Franco Maria Selvaggi, Editore Grimaldi, mi aveva disegnato un personaggio assai complesso, dal complesso della fedeltà che s’intreccia con l’orgoglio e l’ambizione personale. Certamente un raffinato stratega, così sembra, ma in verità così appare anche dopo il suo “servizio” fra le schiere piemontesi, di poi Italiane.
Fino a Custoza, dove se da un lato c’era l’esuberante ed eroe frenetico Generale Govone, dall’altra c’era lui che, con saggezza, attenuò la sconfitta dell’inadeguato Alfonso Lamarmora.
Resta la macerazione di un uomo che il 2 settembre del 1860, chiede congedo a Francesco II di Borbone e va verso il nord.
Stessa macerazione di 85 anni dopo di altri “Uomini e volti di un Esercito dimenticato”.
Rispetto il tempo e mi riservo di maturare ancora la figura di un uomo che ebbe discepoli assai importanti fra i generali della Grande Guerra, persino il Generalissimo Cadorna, anch’egli a suo tempo educato in un Collegio Militare, quello di Milano, che ancora non si chiamava “Teulié”.
Cerca che ti ricerca, riesco ad avere una immagine del Cappellone Pianell (vv. allegato 1), dove viene descritto come Allievo del primo anno alla Nunziatella, anno 1829.
Ma nel nostro annuario recente risulta che il Cappellone Pianell entrò nella Nunziatella nel 1828.
Anno più, anno meno, la questione è ininfluente.Trovo anche una tavolo in radica imbandito di decorazioni e di sciabole (Allegato 2).
Poi, leggendo, vengo a sapere che la salma, alla sua dipartita, fu traslata a Firenze, Cemeterio monumentale di San Miniato al Monte.
Da tradizionale frequentatore cronico di cripte e di sarcofagi che nessuno può smentire, sguinzaglio i nunziatelli fiorentini cercando di distoglierli dal biologico Rosso Chianti di Casaloste. Non trovano la tomba. Li sollecito con davanti la carota di un Pecorino d’Altavilla al Mare dei Normanni (‘na sòla, tanto non capiscono). Mi parlano di un cimitero in una Chiesa. Lasciano il mio numero di cellulare al Fiorenzo: come si chiama uno di Firenze?, Fiorenzo per l’appunto.
Era domenica di poco tempo fa. Squilla il cellulare, è Fiorenzo da Firenze.
Trovata la tomba, intestata alla di lui mugliera (pagò la moglie…..), lui sopra e lei sotto, struttura convenzionale di marito e moglie.
Un po’ in degrado (allegato 3), la tomba. Richiamo i fiorentini nunziatelli e li allerto per cercare di darsi da fare per adoperarsi a trovare un po’ di euri per piccole opere di restauro conservativo.

Merita? Credo di sì.
Chi pagherebbe? Ecco, questo è il problema.
Intanto paghiamo la quota. Chissà che….. una “erogazione liberale di qua” ed un’altra di là…..

Chiedo troppo?

siminarion

https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Salvatore_Pianell

 

 

Noi nel Tempo. Che non è un giornale – Siminarion 24.12.2019

Da: Annunziato Seminara
Data: 24/12/19 07:47 (GMT+01:00)
Oggetto: Noi nel Tempo. Che non è un giornale
Oggi tutti in Festa.
Forse non proprio tutti, anzi è così.
Siamo vicini a chi ha avuto, anche di recente, dolori non eguagliabili.
Chi non ha da rallegrarsi per proprie esperienze.
Chi crede al non credere.
Tutti un giorno dentro quel portone.
Tanto tempo fa e pochi giorni fa.
E ancora oggi. Come dell’altroieri di oltre due secoli fa.
Ricordiamo che il tempo ha dignità di ascolto,
perché è l’attore della Storia.
Senza la Storia non siamo neanche macchine.
E’ la Storia che segna per tutti “la Tradizione”, ché senza Storia
NON c’è Tradizione.
Anche una Bandiera, se non ha Storia, NON è Tradizione.
Poi, però, che siano colori o immagini come la Nostra
non ha un gran risultato se non si condivide, non solo
per l’immagine, che può essere di mille, e mille di più colori e disegni.
Purché siano condivisi.
Resta in Essa il Simbolo della condivisione.
Come la Storia. Quella che è qui nell’allegato, per voi,
sempre a futura memoria.
Se non “Buon Natale”,
Buon “Fine d’anno”.
E Buon Anno che verrà.
Per ricordare e per dare dignità al tempo.
Quella cosa che se passano i minuti, le ore, i giorni,
comunque e ovunque sia ci fa stare insieme.
Già, “insieme”.
Anche nel solo pensiero.
Perchè se pensiamo siamo Uomini (e tante più Donne, per fortuna….!).
siminarion
p.s.:
firma “siminarion”, che è
lui che scrive ‘ste fesserie,
ché io non c’entro,
m’ha fregato la password

PIZZOFALCONE 2019 n. 9

Da: Annunziato Seminara
Data: 24/10/19 14:19 (GMT+01:00)
Oggetto: copertina pizzofalcone.it 2019 n.9

l’ombroso pizzofalcone di Cesare Lombroso

La rinnovata proposta, non proprio casuale per i tempi che viviamo, delle ricerche scientifiche di Cesare Lombroso, senza mezzi termini distingue i buoni dai cattivi attraverso le caratteristiche somatiche degli individui, che per lui e i suoi fan corrispondono alle latitudini geografiche.

I suoi studi tornano sempre alla ribalta nella vetrina del laboratorio sempre aperto che subito dopo l’Unità d’Italia disegnò agli italiani il confine fra i buoni e i cattivi, come se fosse in parole povere la soluzione per riconoscere i belli e i brutti, per distinguere chi è affidabile e chi non lo è.

Una mostra sotto la Mole Antoneliana dell’opera di Cesare Lombroso, fortemente contestata dai neoborbonici, riporta in mente la cronaca di un fatto di straordinaria follia avvenuto oltre cent’anni fa a Pizzofalcone. Nunzio Seminara lo viviseziona nel commento “Da Cesare Lombroso al Pizzofalcone dell’ultimo dei primi bastardi” e, quasi in uno scoop, documenta come lo stesso Regno d’Italia sia testimone e custode nell’Archivio di Stato di Napoli dell’atto di valore di uno dei primissimi “bastardi di Pizzofalcone” del tempo borbonico”, quando l’affidabilità di un uomo non ha latitudini nel tempo e nella Storia. Anche Storia di valori un po’ fuori dal tempo, ma non per questo non veri, come Lucio Martinelli ci fa rivivere con sentimento nel suo racconto “Il Cavallo del Colonnello”, racconto che definisce “di fantasia”, ma che “di fantasia” non si tratta, perché un pezzo della sua vita.

Un paio di pizzing di siminarion chiudono il pizzofalcone.

A proposito, tutti e tre gli autori di questa edizione sono anch’essi “bastardi di Pizzofalcone”, altro che fiction!

invito alla lettura del giornale on line  https://www.pizzofalcone.it/

 

 

 

 

Pizzofalcone 2019 n. 8

Da: Annunziato Seminara
Data: 22/09/19 16:19 (GMT+01:00)

…………………è in onda pizzofalcone.it di agosto, alla vigilia del 4° anno dal primo numero, parla e ri-parla del Luciano De Crescenzio di Mimmo D’Angelo, quindi ” Da Gesù a Maometto” di Lucio Martinelli e quattro parformance di siminarion.

A voi in vernissage, ovvero vernice (abbasso il francesismo macroniano), l’immagine della Copertina e la 4^ performance di siminarion
nunzio

invito alla lettura del giornale on line  https://www.pizzofalcone.it/

 

 

 

pizzofalconews 2 SET 2019 – Indirizzi poco opportuni. Modesta proposta per prevenire

Da: Annunziato Seminara
Data: 02/09/19 19:23 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzofalconews 2 SET 2019 – Indirizzi poco opportuni. Modesta proposta per prevenire.

pizzofalconews 2 SET 2019 – Indirizzi poco opportuni. Modesta proposta per prevenire.

Napoli, Via Colonnello Carlo Lahalle.

Quel Colonnello, forse di Artiglieria, che appena sbarcato a Ravenna nel 1848 con Guglielmo Pepe e Girolamo Ulloa nella spedizione borbonica inviata a difendere Venezia nella 1^ Guerra di indipendenza, al richiamo di Ferdinando II del dietrofront per tornare a Napoli e rinforzare la guarnigione nella Sicilia in sommossa, colpito dal senso del dovere verso il suo Re e dal sentimento patrio di restare agli ordini di Pepe e Ulloa, si suicidò con un colpo di rivoltella davanti alle sue truppe, nell’estremo sentimento di senso di un dovere, assai combattuto per non riuscire a quale gerarchia di ordini dovesse rispondere..

Pepe e Ulloa confermarono questa motivazione.

Libretti militari del suo stato di servizio lo indicarono come ufficiale afflitto da depressioni e di scarsa tenuta emotiva. Forse malevolmente artefatti, ovvero fatti ad arte, per non incrinare quel gesto di estrema nobiltà come fosse un’autodenuncia di insubordinazione. Ma la città di Napoli è saggia e memore per gli immemori e gli ha dedicato una strada.

Il figlio di Lahalle, Carlo Francesco, dopo il Collegio di San Giorgio a Carbonara, entrò alla Nunziatella e divenne Alfiere nel 1852. Poi divenne Aiutante di Campo di Re Savoia Umbero I, col grado di Maggiore Generale (odierno Generale di Divisione).

Tanto si annota dal librone di Roberto Maria Selvaggi, “Nomi e volti di un Esercito dimenticato”, ed. Grimaldi, pag. 174.

Nell’ultimo nostro annuario ci sono due Lahalle, uno del corso 1808, ma di lui non si riporta nient’altro, l’altro del corso 1818, nato a Pescara. Punto.

Incrociare i dati con il “nunziatello” figlio del Colonnello è un po’ difficile. Il “plausibile” sarebbe uscito nel 1852 dopo una trentina di anni di ripetente…..

Oppure qualche dato è scritto male, oppure le fonti sono scorrette.

Fatto si è che in Via Carlo Lahalle, un Ex Generale dell’Esercito Italiano, repubblicano di oggi, secondo le cronache, si è suicidato con un colpo di pistola sul petto.

Non si conosce il nome.

Si sa, come citato, soltanto che fosse nella sua abitazione nella via che ha un nome che ancora oggi ripercorre tragedie umane.

Sempre di Militari.

No comment, ma forse sarebbe meglio abitare in Via Vittorio Di Pace, richiamando il nostro maiuscolo Ex Allievo Decanissimo che neanche un mese dopo averci lasciato il suo ricchissimo zaino di ricordi e di passioni avrebbe compiuto 106 anni.

Non si sa mai. La Via ancora non esiste, sembra neanche in omonimia. Perciò sarebbe da invitare la plancia dell’Associazione a promuovere questa idea al Comune di Napoli.

Magari fuori città. Sarebbe una conurbazione di fabbricati intensivi da destinare ai nunziatelli, il prezzo del terreno salirebbe vertiginosamente, i proventi degli oneri della Legge Bucalossi (Ex Allievo della Scuola Militare di Roma…..) arricchirebbero le casse comunali eliminando il deficit di gestione, si risolverebbe il problema della monnezza.

Uè, tutto con fondi UE, europei, eh?

Le costruzioni non avrebbero problemi per i tufi del terreno di sottofondazione da monitorare ogni centimetrocubo.

Le norme antisismiche in nuove costruzioni sarebbero più semplificate.

E tutti edifici sarebbero senza ascensori, come nelle case del nostro Vittorio a Napoli (3° piano) e a Perugia (4° piano): costerebbero di meno e si camperà come lui!

I prospetti sarebbero colorati in rosso borbonico, alla faccia dei soprintendentali che nelle zone di espansione hanno poca autorità, anche se sugli aspetti ambientali sono sempre in allerta.

Il quartiere potrà chiamarsi “Grande Nunziatella”.

Ecco perché sarebbe opportuno scegliersi a tempo la via dove andare ad abitare.

No?

Chi c’è in plancia?

siminarion

pizzostory 22 AGO 2019. I fili del telegrafo di San Francesco di quel 22 agosto 1860

Da: Annunziato Seminara
Data: 22/08/19 08:06 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 22 AGO 2019. I fili del telegrafo di San Francesco di quel 22 agosto 1860.

E’ sera sulla Marinella, il 21 agosto del 1860.
Stanno ancora accatastando polveri, armi e bagagli con mutande e camice rosse sporche di sangue. Le altre, quelle vere dei macellai argentini acquisiti per l’avventura da Mille e circa di Bergamo e dintorni, appena asciugate dal sole dello Stretto, sono indossate da una frotta di “saraceni” di quei tempi andati. Tanto “saraceni” che qualcuno, anzi in parecchi dall’accento siculo, marinai di quei barconi e di un paio di barche vere, con la vela, solo la randa come i pescatori seri, e diversi , come numero!, accompagnatori “fan”, assoldati quei soldateschi di soldati?, seguivano le schiere di silenziosi assaltatori di quella magnifica insenatura naturale della costa di quel pezzo dell'”Antica Brutium”.
Anche allora era “Costa Viola”. Quella vera, così colorata per effetti dei fondali del blu cobalto davanti la Fata Morgana reggina.
Diritto su, a strapiombo di circa 200 metri, il pianoro dove si ergeva una Torre, quella sì che era “saracena”, detta di San Francesco per una vicina edicola che ricordava il precursore del Papa Bergoglio, che non è ancora Santo e che invece altri non lo vorrebbero dove sta.
Per noi, sta bene là, dentro il colonnato del Bernini, sperando che santifichi al più presto il Generale di Dio, ovvero il Dio di Generale, Francesco Maria Chiti.
Per noi, cioé per me, per i Granatieri e per la Storia della Associazione della Scuola Militare di Roma, Palazzo Salviati, e per un pezzettino della Teulié de la gran Milan (non il Milan, che poco interessa qui, sul mare di Palmi).
Ebbene, oppure orbene, fate come ve pare, il Capo di quelle pattuglione spiaggiate più in basso, colui che due mesi prima, quand’era a Palermo, fu decretato “Dittatore” da Sua Maestà il Re Emanuele II di Piemonte e Sardegna, il savojardo che da lì a pochi mesi diventerà Re d’Italia primo, salì la mattina dopo,

il 22 agosto del 1860,

alle 06 ore e minuti 48, e se non ci credete andate a consultare i resoconti meteo di “la7”, derrancando a pedagna su pianoro. Vista sullo Stretto di Messina, e Reggio di Calabria….non dimentichiamolo!, di un palcoscenico di immenso fascino, a fianco del Monte di Sant’Elia che scende a picco da 595 metri sulle piccole e magnifiche insenature di Cala Janculla a sinistra, Comune di Seminara, che’ va detto ‘sto nome musicale!, e della Marinella del Comune di Palmi, l’antica “Palma”, a destra.
Marinella. niente a che vedere con le cravatte a 7 pieghe di Santa Lucia a Napoli!
Gli hanno detto, al Nizzardo Giuseppe, maritato con Anita, e dal cognome Garibaldi, che lì, nei pressi, il Ferdinando II, quel Re di un Borbone, aveva “registrato” una postazione telegrafica.
Sì, due anni prima, i borbonisti avevano messo a pieno regime le postazioni telegrafiche di quel Regno, dividendole in “divisioni”. L’ultima dello Stivale era costituita dalle primordiali antenne elettriche di Reggio, di Monteleone e di Palmi.

Già, Palmi, che guardava il grande orizzonte delle invasioni saracene con la visuale di Bagnara, Torre di Capo Rocchi, e di Ruggero, l’ultimo castellano, e di Pietre Negre, o Pietre nere, ch’ oggi sarebbe razzista, della Torre omonima o anche “Saracena”.

Ai comandi l’elettricista messaggiatore, non “massaggiatore”…..
Scrive sotto dettatura del Grande Garibardo:

Le truppe nemiche si sbandano, la nostra marcia è un trionfo…..!

Anche qui siamo ai primordi.

Il Diaz Armando lo immortalò 58 anni dopo per noi posteri della Grande Guerra. Più lungo messaggio, stesso significato. Non s’era sul Volturno, né vicino a Teano, ma il succo che fa buon brodo quello era.

Oggi quella Torre non c’è più.

Nel 1956, quasi un secolo dopo, l’Amministrazione di Palmi, guidata in quel tempo da un sSindaco democristo, diede il via a lavori di restauro ambientale di quel pianoro.
Le rovine di quella Torre “antica”, effetti delle scosse telluriche del 1908, furono rimossi e dispersi.
Arrembaggio operaio con un disastro ambientale che voleva essere di bonifica ambientale.
Del tipo della romana “Via della Conciliazione”.
E di tanti progetti assai cari ai “resilienti” bonificatori dell’Architettura. E della Politica. E del Diritto.

Della verità. E della Storia.
Non c’è più quella Torre, neanche nel ricordo che consolida la memoria.
Solo la località “la Torre”, in vernacolo “a Turri”. E una trattoria vicina, “La Torre”.E nessuno sa perché. Tranne qualche nostalgico cronista storico del luogo, ma con molta approssimazione, come un vecchio sogno d’infanzia.

Rancola sempre il respiro di Burt Lancaster, il viscoviano Gattopardo.

O forse quel telegrafista ha scritto male i numeri del C.A.P. di Racconigi?
O forse qualcuno a tagliato i fili di quel telegrafo prima che Guglielmo Marconi lo inventasse senza vincoli nell’etere? Avevano pagato la bolletta i borbonici e le Camice Rosse non si erano saputi sostituire?, ieri come, forse, oggi?………

Vi lascio qualche immagine di ieri e di oggi.
Fantastico senza fantasia quel che sempre resta, il mare della Costa Viola.
E i suoi dintorni umani e umanisti.

siminarion