Categoria: Il pensatoio di siminarion

pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

Da: Annunziato Seminara
Inviato: Sun, 1 Jul 2018 10:24:02 +0000 (UTC)
Oggetto: pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

A volte si risfogliano pagine di letture già sedimentate nella memoria ma che riemergono improvvise con la stessa lucidità di quando sono state lette, scritte e trasmesse alla ricerca di una condivisione e/o per alimentare un confronto.
Adriano Alberti ha diretto dal 1923 l’Ufficio Storico dello S.M.E.
E’ stato l’autore di un saggio sulle vicende di Caporetto, pubblicato recentemente nel 2004 perché “stoppato” da Mussolini in quanto vi emersero precise responsabilità di un certo Pietro Badoglio.
Non ci si addentra adesso sulla più volte citata questione. Ma in altre pubblicazioni, Alberti, che segnò l’inizio di una scientifica ricostruzione degli avvenimenti di Storia Militare, non mancò di esaltare Alberto Pollio, da molti “più”, relegato come asservito agli Imperi Centrali e, non solo, a significare con dovizia di argomenti e di testimonianze di avversari e di alleati della nostra Grande Guerra, le capacità di Luigi Cadorna, il Generalissimo, oggi in via di riesumazione con riabilitazione da parte di Storici Militari meno asserviti, loro, alle vulgate opinioniste popolari e, sotto-sotto, un po’ forzate, se non faziose di correnti salvifiche di alcune “Superiori Autorità” militari che, dopo la cavalcata di Vittorio Veneto fino a mezzo secolo dopo, avevano scalato i vertici delle gerarchie. Tutte, guarda un po’, vicine al Badoglio Maresciallo, oltre ad essersi distaccati dal “prima-seguitissimo” Capello, già marciante squadrista su Roma e poi complottista contro il Duce qualche anno dopo.
Varrebbe che queste considerazioni le risolvessero con umiltà alcuni superficiali lettori anche di casa nostra.
Ma Alberti pubblicò anche una Storia sulle vicende di Gaeta dal settembre 1861 al febbraio dell’anno dopo, nonché di quelle di San Benedetto del Tronto, l’ultima guarnigione dei Borbone.
pizzoflash se ne occupò con la riproduzione di un proclama divulgato ai “soldati piemontesi” il 17 febbraio del 1861 e che qui si ripropone alla attenzione serena di qualcuno.
pizzoflash 3 OTT 2015. Cialdini a Gaeta il 17 febbraio 1861

Soldati!
Noi combattemmo contro Italiani, e fu questo necessario, ma doloroso ufficio. Epperò non potrei invitarvi a dimostrazioni di gioia, non potrei invitarvi agli insultanti tripudi del vincitore.
Stimo più degno di voi e di me il radunarvi quest’oggi sull’istmo e sotto le mura di Gaeta, dove verrà celebrata una gran messa funebre.
Là pregheremo pace ai prodi che durante questo memorabile assedio perirono combattendo tanto nelle nostre linee, quanto sui baluardi nemici!
La morte copre di un mesto velo le discordie umane, e gli estinti sono tutti eguali agli occhi dei generosi.
Le ire nostre d’altronde non sanno sopravvivere alla pugna.
Il soldato di Vittorio Emanuele combatte e perdona!
Il generale Cialdini
17 febbraio 1861
Non sempre la Storia ci dice tutto
siminarion

La rilettura di altre pagine di Storia fu riproposta da “pizzofalcone.it”, tra l’altro tema principe del convegno “Prima del Piave” tenutosi alla Nunziatella, nell’Aula De Santis riempita dal Battaglione Allievi e sguarnito di Ex Allievi (solo nel numero altamente significativo di 3 unità….., numero simbolo).
Oltre all’anteprima dei progetti di strategie militari a ridosso del Piave dello S.M.E. da Cosenz a Pollio, si rilessero alcuni saggi di geopolitica di Friederik Hegel, sì, proprio lui, dell’ambo secco Marx-Hegel, che una 60’ina di anni prima parlavano del Piave. Ma, intendiamoci, si parlò del Piave non come baluardo di una ritirata italiana, ma, che stravaganza !, della soglia che gli austrungarici avrebbero dovuto considerare in caso di ritirata per offensiva dei piemontesi!. Quando diversamente alcuni “illustri studiosi”, richiamati dal consenso di onda lunga degli autodisfattisti, richiamarono quegli studi come previsioni dotte e “inconfutabili per confutare” la distratta e disattenta condotta dei capi militari italiani. Naturalmente per merito, il demerito, della ditta Luigi Cadorna & Co.
Perché questi richiami?
Perché la Storia va contestualizzata sì, ma va scritta e riletta con onestà. Va contestualizzata e deve essere analizzata con la libertà di cercare la verità. E va percorsa ragionando. Non è lettura da passeggio.
L’anteprima di un ulteriore saggio del sessantaseienne Francis Fukuyama, celeberrimo autore di un tomo su “La fine della Storia”, accenna all’Hegel anzi citato, come ideatore della formula sulla “fine della Storia”, quale immanenza del sopravvenuto solco a partire dalla seconda metà del XIX secolo fra società dei capitali e società di irrompenti esclusi, fra oppressori e oppressi, tanto in una sintesi quasi telegrafica, ovvero da twitter di questi tempi, senza malevoli obiettivi ideologici e politici.
Il tema della Storia che finisce ha percorsi di lunga data, addirittura a partire da Erodoto, fino a passare a studi su “Fede e Ragione”, a Voltaire e a nichilisti di varia estrazione. Campo della Filosofia della Storia, che avvince sempre e che è bene sfiorare appena e non toccare per non scottarsi.
Francis Fukuyama, attualizza il suo studio e lo arricchisce di altre considerazioni. Nelle ultime righe estratte dall’anteprima del saggio si rilevano osservazioni che da più parti emergono (anche da chi adesso vi scrive), ad esempio, proprio nel “confronto-lotta” fra i più ricchi e gli emarginati, sul fenomeno dell’epopea migratoria che viviamo. Perché, c’è da chiedersi, i migranti non si indirizzano verso le estesissime aree dei nuovi paesi ricchi, anzi nuovi ricchissimi come la Cina.
Una pausa di riflessione sulla Storia che viviamo e sulla quale “passeggiamo”, senza pensiero critico e autocritico. Un monito per chi, non da poco tempo, così si esprime, “vota coni piedi”.
Il saggista politologo di Chicago, Università della California di Palo Alto, è statunitense a tutti gli effetti. Ha gli occhi a mandorla. Forse il cromosoma che gli fa leggere i fatti di oggi e che lo sostiene la sua indubbia analisi, lo ha guidato nel commento che parecchi dovrebbero farsi da soli.

siminarion

 

pizzofalcone 28 e 29. Copertine

Da: Annunziato Seminara
Data: 11/06/18 21:38 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzofalcone 28 e 29. Copertine

Copertina pizzofalcone 28 (vv. foto allegata)

Questo numero è costituito dalla quarta ed ultima parte che i quaderni di Monte Echia dedicano alla Storia dello sviluppo amministrativo e tecnico di un giovane Regno che forse per primo si affacciava al nuovo mondo, in Europa e sul Mediterraneo, con una progettualità innovativa.
Lo studio termina il 18 novembre del 1787, quando fu fondata dal Re Ferdinando IV di Borbone la Nunziatella di oggi. Proprio a ridosso della presa della Bastiglia a Parigi nel 1789 e della brevissima Repubblica napoletana del 1799, luoghi e date che la Storia d’Europa ancora rivisita per rifasare e aggiornare il presente.
Prima del 1787 è il titolo che i quaderni di Monte Echia hanno riproposto alla tesi di Laurea “discussa” e condivisa con lode nell’Università degli Studi di Torino, “ultima tappa” del percorso formativo di un giovane studioso, imparentato con un Ex Allievo della Nunziatella, già “Regal Accademia Militare” di Pizzofalcone, baluardo delle eccellenze che furono protagoniste della Storia secolo successivo, quanto gli aneliti di libertà e di patriottismo esaltarono la Storia d’Italia e che oggi l’impazienza del futuro ha coperto con la patina dell’incuria.
Omaggio ad una Storia che era “di Famiglia” e che proprio dalla città che ispirò, anzi!, forse più che ispirarla favorì la “determinazione” della “conquista” dell’Italia Unita., che assolutamente non si discute, ma che deve ritrovare la dignità e la consapevolezza del consenso che oggi vacilla.
Il declino forzoso di quel disegno politico e militare, ……, offuscò molti e inconfutabili traguardi che pizzofalcone vuole invece ripercorrere, per esaltare e difendere l’onestà della Storia Napoletana e del Suo Sud che, anche nelle pieghe buie delle cronache, deve essere riletta senza i pregiudizi di chi la scrive.
Perché spesso diventa perdente chi “vincendo” scrive e giustifica i fatti della Storia con pregiudizi.

Copertina pizzofalcone 29 (vv. foto allegata )

La copertina di questo mese è dedicata al prospetto della piccola e magnifica Chiesa di Santa Maria della Manna di Spoleto, forse esaltato nella parte più preminente della sua architettura, dove il passaggio fra rinascimento e barocco trova equilibrio nella corretta suddivisione di rosoni e archi “ogivati” giustamente esaltati da Lucio Martinelli nella seconda parte della sua visita a Spoleto.
I “viaggi” che l’autore percorre nello “stivale” risentono nelle sue cronache suggestive la passione di chi non viaggia per rasserenare gli spazi “vacanzieri” che abbandonano con disincanto le menti stanche delle ansie del quotidiano.
Piuttosto cercano di elaborare sempre le ragioni di un amore per un’Italia che si conosce solo nei depliants turistici o, peggio, nelle schede di agenzie immobiliari, e che la Sua Storia e colpevolmente la Scuola invece marginalizzano fino ad ignorarla.
Un numero intero del giornale vuole stimolare a chi legge l’educazione di essere cittadini di un “grande luogo” di arte e di fascino troppo spesso ignorato e perciò sconosciuto.

 

pizzostory 5 GIU 2015 e 5 GIU 2018 – S.Ten. G.d.F. Giorgio Maria Barbarisi. Un Eroe per caso. Mica tanto però

Da: Annunziato Seminara
Data: 05/06/18 11:33 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 5 GIU 2015 e 5 GIU 2018 – S.Ten. G.d.F. Giorgio Maria Barbarisi. Un Eroe per caso. Mica tanto però.

pizzostory 5 GIU 2015 e 5 GIU 2018 – S.Ten. G.d.F. Giorgio Maria Barbarisi. Un Eroe per caso. Mica tanto però.
Stavolta mi espongo.

Navigando – navigando,  si apre una pagina tristissima che vale la pena leggere, e che rileggo sempre, e che vi ripropongo ancora una volta, senza stancarmi di ripeterlo. Punto, punto e virgola. Due punti.
Ricordo quel “fattaccio”. Mi porta “a casa nostra”.

Quel nome e quella triste e penosa cronaca.

GIORGIO MARIA BARBARISI, Allievo della Scuola Militare di Roma, corso 1938 – 41.

Vagamente mi riporta, una cronaca, ai racconti di Nino Zuco, Allievo di Palazzo Salviati a Roma, di Alberto Blarzino e di Igidio e Remo Missori, quest’ultimi due Allievi sia di Palazzo Salviati sia della Nunziatella.
Già, casa Nostra.
E forse non è stato proprio un caso. Proprio no.

5 giugno 1944, il giorno dopo dell’ingresso degli anglo-americani a Roma, 74 giorni dopo la tragedia di Via Rasella.
Via delle Tre Cannelle, vicino a Piazza Venezia. Un giovane sottotenente della Finanza, appena issato dopo sua richiesta al Comando Americano il tricolore al Quirinale “insieme” alle Bandiere del Comando Alleato, scorge un manifesto che dileggiava il Re.
Ricordiamo che secondo le disposizioni del Gen. Clark, Comandante delle truppe alleate in Roma, bisognava reprimere ogni atto o manifestazione che fosse provocatorio in una città ancora in fibrillazione per i lunghi mesi di repressione, che c’era ancora la monarchia e quell’Ufficiale era ancora sotto giuramento al Re, che il manifesto era oltraggioso e  avrebbe eccitato animi ancora accesi in quei giorni drammatici.
Occorreva perciò rimuovere quel manifesto.
A pochi passi c’era la redazione dell’ Unità.
Qualcuno gridò.Arrivò Rosario Bentivegna, quell’eroe che mise il bidone esplosivo a Via Rasella, 74 giorni prima.
Si disse che vicino al corpo esanime di Barbarisi ci fosse la sua pistola d’ordinanza. Un testimone subito acorso, che si firmò in una sua lettera, non la vide.
Una storia successiva riportò che il manifesto esaltava le truppe alleate, quindi non fosse oltraggioso per il Re. Ma questa circostanza non fu testimoniata dai pezzi di carta stracciata. Eppure c’erano i fotografi. Infatti riportarono l’Ufficiale a terra, ma, a suffragare il testimone anzidetto, senza la sua pistola d’ordinanza vicino alla testa.
Tra l’altro sarebbe stata inusuale la posizione di un corpo che cade e che la pistola in mano sarebbe andata a finire vicino alla testa, come affermarono il Bentivegna e chi lo difese.
Sembra che vi fosse un sottufficiale con il Barbarisi. E che questi iniziò a rimuovere quel manifesto, poi decisamente stracciato dall’Ufficiale.

Rosario Bentivegna fu arrestato, processato per direttissima a metà luglio, condannato a 18 mesi di carcere per “eccesso di legittima difesa”, ma in processo d’Appello, velocissimo, circa un mese dopo !!!, fu rilasciato per “legittima difesa”. Nessuna prova di reperti. Né fu riportata nel giudizio  la versione del sottufficiale che sarebbe stato presente quel 5 giugno a Via delle Tre Cannelle con il suo Ufficiale..

Al Sottotenente Giorgio Barbarisi gli anglo-americani, in Piazza Venezia, davanti ad un reparto in armi fu concessa una “Bronze Metal Star ” alla Memoria, “Croce di Bronzo“. Si seppe che faceva parte del CLN, il Corpo di Liberazione Nazionale.

Vale la pena citare che a Roma, il CLN, composto a Roma da Militari in servizio e/o inabili per convalescenze dovute a ferite di guerra o a malattie, era guidato nella clandestinità dal Ten. Col. Luca Cordero di Montezemolo, Medaglia d’Oro alle Fosse Ardeatine, prelevato da Via Tasso, carcere nazi-fascista dove era stato portato per delazioni di “incontrollata e MAI ACCERTATA provenienza” (il suo Comando, VA DETTO!, vietava l’uso di armi della “Roma-Città Aperta” e le sequestrava con rigore per evitare rappresaglie contro inermi cittadini,  ma era contestato da chi invece voleva promuovere attentati ovunque fosse stato possibile: mia contezza per aver avuto una testimonianza diretta in famiglia, suffragato poi da tante altre da parte di storici e cronisti di qualsiasi orientamento politico).

Poi, per Giorgio Barbarisi, una laurea ad honorem non si sa in quale Università, quindi l’intestazione di una Caserma della Finanza a Bologna, ma non si sa se ancora lo sia ancora, come non si sa se ancora ci sia la stessa Caserma della Finanza.

A Rosario Bentivegna, nel dopoguerra, oltre ai tributi propagandati alla sua figura di eroe, fu concessa in primis, un po’ in ritardo, una Medaglia d’Argento per azioni di guerriglia partigiana e per il fatto di Via Rasella (1951). Poi una Medaglia di Bronzo per azioni contro i Tedeschi nelle retrovie a ridosso di Monte Cassino. Poi, sembra, una Stella d’Oro Garibaldina per attività partigiane.

Per evitare confusioni e assonanze di parte, che potrebbero sembrare “orientate” sui comportamenti del Bentivegna e sulle sue affinità ideologiche, non si citano le attività politiche e le iscrizioni a partiti fino al 2012, anno della sua morte.

Considerazioni. Sembra MOLTO improbabile che il Sottotenente Giorgio Barbarisi abbia estratto la sua pistola d’ordinanza e che abbia sparato per primo, si disse un colpo in aria ed uno che sfiorò il Bentivegna accorso a gran voce dai richiami di compagni di partito. Non risulta che la pistola dell’Ufficiale fosse mai portata al processo d’Appello del condannato Bentivegna, come reperto che potesse almeno confermare la circostanza che fosse stata usata dall’Ufficiale. Né fu portato almeno un brandello di quel manifesto stracciato che attestasse la veridicità del contenuto, parole che secondo i testimoni delle difesa esaltavano gli anglo-americani e non fossero offensive verso l’allora regnante protempore, ancora unica massima Autorità dello Stato di quei giorni.
Dopo la sua morte, 2 marzo 2012, nel settemre successivo fu proposta a Roma, dall’ ANPI, una via romana a nome di Rosario Bentivegna. Ma anche una per Giorgio Barbarisi dal fronte opposto del Consiglio Comunale. Una sorta di par condicio. E l’ANPI insorse. Morale della favola triste, nessuna via al primo, nessuna via al secondo.

Bergamo. C’é nella toponomastica Via Giorgio e Guido Paglia. Il primo, Ex Allievo dell’allora Collegio Militare di Milano, oggi Scuola Militare Teulié, giovane 23enne che, per la sua dimestichezza con le “cose militari”, durante le sommosse antitedesche comandava una piccola “brigata” partigiana. La “Brigata” ebbe uno scontro a fuoco con reparto nazi-fascista. Giorgio Paglia fu gravemente ferito. Un miliziano fascista, riconobbe in lui il figlio di un suo camerata, Guido Paglia, Bersagliere volontario mutilato della Grande Guerra e volontario in Africa con la Milizia Fascista (da mutilato era stato dichiarato inabile al servizi militare), decorato con Medaglia d’Oro alla memoria. Disse a Giorgio che avrebbe potuto salvarlo dall’esecuzione prevista il giorno dopo testimoniando che questi si trovava per caso nello scontro a fuoco.
Giorgio si oppose dicendo che se doveva essere salvato dovevano essere liberati anche i suoi compagni.
Il miliziano ritirò la proposta dicendo che non sarebbe stato possibile aderire alle parole del ferito, già condannato a morte. Giorgio chiese, anzi, di essere fucilato per primo. Chiese quindi di scrivere una lettera alla madre.
In quella lettera scrisse che “….Papà non avrebbe accettato…..“.
Anche Giorgio Paglia ebbe una Medaglia d’Oro alla memoria.

Già, un altro “Giorgio”. Due EROI. La Storia ne ricorda soltanto uno. Insieme al Padre, Eroe “di un’altra sponda”.
L’altro Giorgio, il Barbarisi, è inciso in una lapide abbandonata al Verano, con iscritte solo le parole della Mamma, parole semplici che non offendono alcun versante ideologico.

Chissà quanti come Barbarisi. Sembra, che un’aula dell’Accademia della Guardia di Finanza, a Bergamo, sia intitolata al S.Ten. Giorgio Barbarisi. Sembra. Ma, con certezza, gli Allievi da me interpellati che entrano in quell’Aula ne sanno ben poco. Molto ben poco.

Idee personali. Con un po’ di fatica, avendo avuto un onestissimo e sereno confronto con Antonello Trombadori, notissimo protagonista della Resistenza romana, facente parte del Triunvirato partigiano di Roma (con Amendola e Parri) compagno d’armi e amico di mio Padre ai tempi del 2° Reggimento Bersaglieri di San Francesco a Ripa (dedicò a mio Padre anche una poesia), ho pensato che il fatto di Via Rasella avesse in Bentivegna un giovane animato da furori incontrollati e comunque sollecitati dai fervori antitedeschi e patriottici, comprensibilissimi in quei giorni.
Forse sarei potuto essere anch’io al suo posto in quei giorni. Ma non posso negare che quella Medaglia d’Argento, quella Medaglia di Bronzo, quella Stella d’Oro Garibaldina l’avrei donata a quegli sventurati martiri, di cui molte Medaglie d’Oro, sepolti nelle Fosse Ardeatine. Segno di umiltà e rispetto per quelle vittime.

E’ una riflessione che sempre ho espresso. Senza acrimonia ideologica.
Ma, credo degna di un “uomo” che riconosce come il suo gesto, per quanto spinto da animo nobile, avrebbe dovuto essere dedicato a vittime trascinate nel baratro della crudeltà della guerra.
Quelle “decorazioni”, per quanto mi riguarda, pesano gravemente e pesano ancora nella Storia di quegli anni.

Come accennato nelle prime parole, ho saputo per caso di Giorgio Barbarisi, scavando nei ricordi degli Ex Allievi della Scuola Militare di Palazzo Salviati, per caso perché le memorie della Storia sono, anche troppo spesso, nascoste: vilmente nascoste. Ancora con viltà.
E nello scoprire Giorgio Barbarisi ho ben distinto le figure del patriota che a fatica supponevo dal terrorista assassino. Perché 74 giorni dopo di Via Rasella, quel gesto testimoniato con falsità, certe e frettolose giustificazioni non provate, è semplicemente il gesto che un ambizioso e arrogante assassino presuntuoso può esprimere.
E la marginalizzazione delle falsità storiche denunciano la vera natura dei “moderati” che nascondono la pavidia culturale di finti intellettuali, storici e politici.

Accomuno la parola EROE a Giorgio Barbarisi e a Giorgio Paglia.
Due “Giorgio”, di seconda fascia storica (sono critico?). Perciò forse a caso Eroi per caso.
E non a caso figli di due Scuole Militari: ma questo, in verità, non è a caso, è spirito di corpo.

Ogni 5 giugno, da tre anni, mi ritorna in mente.

Nunzio, corso 1960

foto

——– Messaggio originale ——–
Da: Luca Miraglia
Data: 05/06/18 16:55 (GMT+01:00)
Oggetto: Re: pizzostory 5 GIU 2015  e 5 GIU 2018 – S.Ten. G.d.F. Giorgio Maria Barbarisi. Un Eroe per caso. Mica tanto però.

Al Sottotenente Barbarisi è intitolata la Caserma che ospita l’Accademia della Guardia di Finanza a Bergamo, non solo un’aula.
Per volontà espressa del Comandante Generale annualmente ci vengono narrate le gesta dei più celebri tra i “medagliati” del Corpo.
Giorgio Maria Barbarisi in testa.

A presto e grazie a Nunzio
Luca Miraglia 2011/14

PIZZOFALCONE 27 è in onda

Da: Annunziato Seminara
Data: 25/04/18 14:12 (GMT+01:00)
Oggetto: PIZZOFALCONE 27 è in onda

pizzofalcone.it

in specie chi si occupa di progetti, di leggi (quanti magistrati!, quanti avvocati!, quanti ingegneri!, quanti architetti….!!!, quanti politici e tassinari….alcuni fra di noi!), di terremoti e chi desidera approfondire la Storia che precede la fondazione della Nunziatella (tutto regolare…..!),
e vuol fare da seduto una gita a Spoleto

Nunzio 1960

Copertina pizzofalcone 27

 

pizzostory 4 maggio 2018 – IL TRASLOCO

Da: Annunziato Seminara
Data: 03/05/18 23:50 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 4 maggio 2018 – IL TRASLOCO

Fra le “scartoffie di archivi storici” è stata rinvenuta una chicca. Che, in sintesi, qui si propone come anteprima di un “pezzo” che pizzofalcone.it  pubblicherà.
E’ una “pagina” di Storia Italiana in cui emergono fatti della Nostra Storia.

Fine marzo 1943, che poi è il 28 marzo, non fine febbraio come imprecisamente riporta un articolo su “NUNZIATELLA”, quadrimestrale estinto dell’Associazione Nazionale Ex Allievi. Non ancora estinta.
Bombardamenti a Napoli.
Il Ministero della Guerra decreta il trasloco a Benevento di Allievi, Istruttori, “baracche e burattini” come si dice nel gergo popolare.
I docenti dovrebbero seguirli.
Occorre trovare alloggi per loro. Viene interessato il Sottosegretario alla Guerra, l’Ex Allievo Gen. Antonio Sorice (il Ministro era il Gen. Vittorio Ambrosio, anche lui Ex Allievo, ma il suo “Sotto-“ era un’altra cosa….: ne riparleremo), il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Amilcare Rossi, Medaglia d’Oro al Valor Militare, quindi il Presidente dell’I.N.C.I.S. , e il Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia.
La procedura, evidente in una serie di documenti, si svolge, a fatica, fra il 19 maggio ed il 30 agosto successivo.
Non fu semplice la soluzione, per quanto si potrebbe supporre che l’argomento fosse di poco conto. In specie nell’emergenza della guerra che era in corso e le cariche dello Stato che furono interessate.

Il trasloco.

Avvenne già, quando Ferdinando II di Borbone, indispettito per le esuberanze patriottarde degli Allievi la fece trasferire a Maddaloni, da dove ritornò con qualche sotterfugio del Gen. Carlo Filangeri appena trasferitosi il Re Borbone nel mondo dell’al di là e vedere “la fine di un Regno” nello scoppio del 13 febbraio del 1861 della polveriera Transilvania” nella fortezza di Gaeta.
Trasloco ancora della Nunziatella? Trasferimento? No, casomai ampliamento “dentro” Caserma Bixio.
Dal 1954 se ne parla.
Sembrava, per la terza o quarta volta, cosa fatta. E, avrebbe avuto senso parlarne solo per fare opere dell’iperbole di “Grandezza” per la Nunziatella, che, allo stato, appaiono rallentate.
Infatti il giro di valzer “Bixio-Istituto Studi Filosofici-Caserma Marselli-ampliamento Nunziatella” che ha acceso i riflettori sulle cronache napoletane fino ad un anno fa, sembra sia diventato “il ballo della mattonella”. Tutto fermo. Tutti avvinghiati nei propri sogni adolescenziali come negli anni sessanta. Nunziatella-Bixio, la coppia dei desideri. “Dream”, le note del sogno.
Elucubrazioni a parte, ché di quei voli pindarici sui disegni ”del plotter col bianchetto della Pinotti” s’è già tanto scritto e ri-scritto, non sarebbe peregrina però una “mobilitazione” della “Nunziatella-mobilità” che rivestisse carattere di emergenza.
Non per l’ampliamento bixiano e né per le infrastrutture da adeguarsi al “vivere civile della didattica” e della formazione, che tanto interessano anche ai Militari.
Emergenza che anche stavolta, come nel 1943, sarebbe seria. Però non sarebbe lo “stato di guerra” che oggi s’imporrebbe, ché di terremoto si potrebbe trattare. Il terremoto incombe. Che, cioè, potrebbe incombere. Fenomeno naturale e devastante del sottosuolo che, improvviso, non viene dopo l’urlo delle sirene. Viene quando capita….
E, in via preventiva con bombarde simili la Cassazione ha già fatto sentire il suo martelletto sul banco delle sentenze. Per “giusta causa” la salvaguardia di chi le frequenta non il rispetto dei parametri infrastrutturali di una scuola moderna.
Da qualche mese infatti, gli Ermellini di Piazza Cavour hanno emesse sentenze a destra e a manca per lo sgombero delle scuole, a partire da quelle di primo grado, con provvedimenti di trasferimento delle attività didattiche per l’esecuzione delle opere strutturali.
Scuole dalle strutture non idonee dal punto di vista antisismico che dovranno trasferire studenti, banchi, “baracche e burattini” per fare le opportune opere di consolidamento.
Il che vuol dire che PRIMARIO è l’intervento degli adeguamenti strutturali di edifici pubblici. Quando se ne parlò nell’aprile 2016 in Consiglio Nazionale di propositi di grandi ampliamenti della Nunziatella (n.d.r. : fu il facinoroso siminarion!).
I Consiglieri silenti restarono indifferenti (il che fa rima baciata…., ma non fu baciato).
E allora neanche si stava ipotizzando il disegno “del plotter bianco della Pinotti”. Quello delle metafore allegoriche di “passeggiate su via Caracciolo e davanti al Castel dell’Ovo, le famose “rotonde sul mare, gli scavi a due piani nel tufo irregolare del Pizzofalcone, le sopraelevazioni in aderenza”, e………: meglio sospendere.
A parte ogni altra disquisizione nel merito di quel volo d’Angelo senza ali che qui non si intende rivangare, proprio come intervento necessario al di là di qualsiasi sogno disegnato, si porrebbe prioritario il consolidamento “della” scuola: rilievi tecnici complessi, simulazione con programmi software di ultima generazione “per vedere l’effetto che fa” l’eventuale fenomeno sismico”, a Dio dispiacendo per noi! Dopo occorrerà procedere con l’incarico del progetto statico, l’appalto, l’apertura del cantiere.

Queste le fasi che la prassi imporrebbe.
Per facilitare i rilevamenti tecnici ed eseguire le prime prove di carico, documenti tecnici preliminari alla simulazioni dei fenomeni sismici, i luoghi dovrebbero essere liberi. Cioè vuoti, ovvero liberi della presenza di chiunque.
Occorrerebbe, ecco la parola da esorcizzare, trasferire le attività didattiche e quindi “Allievi, baracche e burattini”, momentaneamente, il tempo necessario per svolgere tutte le fasi tecniche, che è semplice supporre non possa essere concentrato nei soli tre mesi estivi. I prossimi? Dove? Per quanto tempo?
E allora, l’ipotesi del trasferimento della Nunziatella, cioè di trasloco “Allievi, baracche e burattini”, diventa un po’ seria.
Altro che lavori per l’ampliamento nella Bixio e degli adeguamenti infrastrutturali per la didattica e l’igiene e lo sport!
Altro che “plotter col bianchetto della Pinotti” di cui ancora se ne parla in giro!
Sarebbe segno di saggezza non diffondere repetita di quel tipo di grandeur che sono merce di incompetenze! Forse come non mai, il silenzio sarebbe d’obbligo.
“C’era una volta” un grande e ignorato Ex Allievo, Antonio Sorice, c’erano le bombe della guerra.
Adesso altro che bombe! Ci sono le sentenze degli Ermellini. E quelle sono devastanti!
Chi ha conoscenza tecnico-amministrativa istituzionale non può trascurare l’occhio attento della Cassazione. E l’Istituzione Militare non può non aver pensato a questa situazione e non può non sapere quali provvedimenti dovrà adottare.
Tra l’altro è l’unico proprietario e unico soggetto titolato giuridicamente della Caserma Parisi, alias Scuola Militare Nunziatella, che potrebbe non vedere con eccessivo entusiasmo le interferenze esterne, assai spesso scomposte.

Come realmente nel Palazzo Reale in un “teatrino delle parti” già avvenne mezzo secolo fa.
Quasi ieri.

.siminarion

 

pizzostory 14 APR 2018 – Il giorno dopo di Fabrizio Quattrocchi.

Da: Annunziato Seminara
Data: 15/04/18 07:30 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 14 APR 2018 – Il giorno dopo di Fabrizio Quattrocchi.

pizzostory 14 APR 2018 – Il giorno dopo di Fabrizio Quattrocchi.

DA UNA CRONACA SUL WEB NON DEGNA DEL RICORDO CARTACEO MA RIFLESSIONE PER IL MONDO DI OGGI:

“Il giorno prima venne rapito assieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, dal gruppo «Falangi verdi di Maometto» (finora mai identificato). In cambio della libertà dei tre i rapitori lanciarono un ultimatum chiedendo che le truppe americane lasciassero l’Iraq e che i governi occidentali si scusassero per presunte offese alla religione islamica. L’ultimatum fu rifiutato.
Il giorno dopo, il 14 aprile del 2004 Fabrizio Quattrocchi, guardia del corpo siciliana di 36 anni, fu ucciso a Baghdad, in Iraq.
Prima di essere giustiziato chiese che gli venisse tolta la benda dalla testa per guardare negli occhi i carnefici: «Vi faccio vedere come muore un italiano».
Chi era Quattrocchi
Quattrocchi era nato a Catania nel ’68 ed era cresciuto a Genova, lavorando in una panetteria con la famiglia. Dopo la morte del padre divenne guardia del corpo e addetto alla sicurezza nei locali notturni. Poi si arruolò nell’Esercito Italiano, divenendo Caporal Maggiore di Fanteria. Nel 2003 venne assunto da un’azienda americana per fare la guardia del corpo di manager e magistrati in Iraq. “

Era un episodio di guerra?
E se era guerra, era una guerra “privata”?
E’ stato un riscatto di identità privata?
Era stato un Fante educato alle armi o alla dignità del dovere?

siminarion

 

Pizzofalcone 25 – marzo 2018

Da: Annunziato Seminara
Date: 18 marzo 2018 18:16
Oggetto: pizzofalcone 25. anteprima di un ritardo di sciperanti

ecco:

  • pizzing
  • copertina
  • 230 anni dopo

nell’edizione di pizzofalcone 25 leggerete anche il primo numero de “i quaderni” di Monte Echia, con l’inizio della Storia dal titolo “Prima del 1787”, copia anastatica e…..anestetica
di un pamphelet del 2010 a cura di Catenacci Peppe, “Guardiano di Porta” dell’Associazione.
Così si potrà fare una sorta di parallelismo con gli spiriti degli illuminati lumi napoletani (chissà se pagavano le bollette) e dei frati minori conventuali oratori. Anche allora!!!!!!!!!!!!!
N.

230 anni dopo

 

 

 

 

 

 

 

Marco Mancini 1976/79 riceve prestigioso riconoscimento

 

Da: Annunziato Seminara
Inviato: giovedì 15 febbraio 2018 13:26
Oggetto: pizzoflash 12 FEB 2018. L’idraulico Marco Mancini

pizzoflash 12 FEB 2018. L’idraulico Marco Mancini

Marco Mancini, corso 1976 – 79, prestigioso ingegnere idraulico, professore al Politecnico di Milano,

durante una importante manifestazione di “ITALIADECIDE” (scrivesi e leggesi tutt’attaccato), ha ricevuto un riconoscimento con una targa d’argento da Vito Gamberale, arcinoto dirigente pubblico, una targa per le sue deduzioni scientifiche che prevedono le esondazioni dei percorsi fluviali.

Il Cappellone per alcuni, la Cappellaccia per altri, il Divinissimo Anziano per qualcunaltro, era in divisa di Ex Allievo, con cravatta e triangolo.

Nel parterre alcuni importanti Ex Allievi in altra divisa. Con le stellette.

Memento semper: l’altro esperto idraulico si chiamava Caesar Julius, che sperimentò qualche anno fa

il passaggio di un guado pronunciando la famosa battuta sincopata in dialetto latino, il primo romanesco della Storia dei Popoli italici, “ALEA IACTA EST”.

siminarion

— — — —

Da:Alberto Solimena
Inviato: giovedì 15 febbraio 2018 13:25

Al minuto 46:35 del filmato di cui al seguente link, potete vedere il momento della premiazione.

http://www.radioradicale.it/scheda/532981/presentazione-del-rapporto-2018-di-italiadecide-civile-e-militare-tecnologie-duali-per

Ringrazio Nunzio per la segnalazione.

 

 

pizzoflash 30 NOV 2017 – La famiglia Fondata in casa: Licia Mattioli

Da: Annunziato Seminara
Inviato: Fri, 1 Dec 2017 06:14:16 +0000 (UTC)
A: Coraggio Rosario
Oggetto: pizzoflash 30 NOV 2017 – La famiglia Fondata in casa: Licia Mattioli.

 

pizzoflash 30 NOV 2017 – La famiglia Fondata in casa: Licia Mattioli.

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha nominato 25 Cavalieri del Lavoro.

Fra questi Licia Mattioli, il cui breve profilo di “la Repubblica” apre un angolo di un grandangolo interessante che qui si riporta:

“………..Nata a Napoli nel 1967 da padre napoletano, Luciano, allievo della Nunziatella e dell’Accademia di Livorno, ingegnere e manager della Pirelli, e da madre umbro-pugliese, Flavia Pesce, notaio in pensione, Licia Mattioli ha sposato un medico cuneese e per tutti questi intrecci regionali si definisce ‘una vera italiana’.

…………”

Un angolo dal fondamento casalingo molto interessante.

siminarion