pizzofalconews 11 OTT 2017 – La Nunziatella del tempo di Napoli. Parte prima.

Da: Annunziato Seminara
Date: 11 ottobre 2017 10:21
Oggetto: pizzofalconews 11 OTT 2017 – La Nunziatella del tempo di Napoli. Parte prima

 

pizzofalconews 11 OTT 2017 – La Nunziatella del tempo di Napoli. Parte prima.

Da un po’ di tempo si discute sul tempo della Nunziatella e, a Napoli, di Napoli.

Per l’età della Nunziatella si vuol risalire al 1736, dopo un paio d’anni di quando il III Carlo dei Borbone sbarcò, via terra, nella Città del Golfo ed avviò la CILA della Città, come le norme urbanistiche oggi dicono, con ristrutturazione “interna” napoletana di tutto lo scibile a quel tempo. Grandi opere. Proseguite dai suoi Figli e Figli dei Figli: tutti francescani o ferdinandiani, in fasi alterne. Attori regnanti di una lunga storia fino al 1861.
Strutture amministrative e militari alla partenza dei lavori.
Sapeva, il predetto Carlo, che poi arretrò al numero primo, l’ “I” della Spagna (però, che anche al quel tempo era campione mondiale fra le nazioni, con Real Madrid stratosferica e il Barca’ invero un po’ in barca!), che i navigli erano aggrediti non tanto dai nemici del Regno, quanto dalle piraterie diffuse a quel tempo, come in questi tempi dall’altro mare Indiano a quello recente del Mediterraneo del Sud.
Perciò, l’anno prima, tornando al 1736, fondò un’Accademia della Marina, o di Marineria che dir si voglia, per addestrare fin dal 1735 giovani leve alla difesa, da prua a poppa, meglio poppa per molti, dalle incursioni. Erano incursioni con scimitarre e spingarde, non quelle degli Allievi Anziani del Rosso Maniero, che a quel tempo ancora non era neanche scuola gesuitica. Ovvero noviziato, dove non si coltivava il giovane succo di fede. Ma qui è opportuno fermarsi e sorvolare, ché dal giovane succo si passerebbe poi a divagare sul novello, che come tutti i vini o lo versi subito nei calici o lo versi a terra. E si correrebbe il rischio di esecranda blasfemìa.
Questa chicca,……………..esalterebbe i morosiniani e la Marina Militare di oggi.
Perché la Nunziatella non sarebbe più la prima!
Però, però. La storia dei gesuiti a Napoli, che sembrerebbe datata fin dal 1587, con persino riferimenti incastonati in incisioni dei primi anni del XVIII secolo dopo Cristo, cioè dopo Gesù, che rappresentano il “Noviziato dei Gesuiti” insediato nella costruzione-convento che oggi chiamiamo Rosso Maniero. Maniero perché sembra una fortificazione. Maestosa a Monte Echia. Ritinteggiato così, Rosso, con la CILA dei Borbone a venire dopo Carlo, a “simiglianza” del vicino rosso pompeiano, detto anche “rosso borbone”. E che oggi, a proposito di vini, è diventato da Rosso Maniero a Maniero Rosatello.
A quel tempo non c’era la Soprintendenza ai Beni Culturali e del Castel dell’Ovo dirimpettaio-quasi e dell’affaccio panoramico su Via Caracciolo, che non sembra che interessassero ai cultori dell’Arte. Anzi, i Borbone incentivavano, forse, i pittori del Golfo per dare colori sgargianti alla città. Ricordiamo, fra le pieghe di queste chiose, che i pescatori dalle pieghe delle onde del mare avevano bisogno dei colori colori sgargianti delle città per riconoscere. Costumanza cromatica delle coste che proprio da quelle partenopee si diffuse verso il nord, in specie nelle isole, come quella di Procida, Ischia, Ponza, Ventotene, del Giglio, e dell’Elba e arrivò in Liguria.
Fermi tutti: qui si divaga!
Riprendiamo il discorso su Gesù ed i gesuiti. Essi gesuiti, se risalgono al plurinquisito dai Papi, ma poi santificato, Ignazio di Loyola, 1587, che fondò una corrente di religiosi che proseguì nel mondo la diffusione della parola di Gesù, per la Nunziatella, già noviziato dei Gesuiti, traendo origine alla loro istituzione che aveva, ed ha!,…., regole ferree di disciplina, ad usum militaria, saltiamo il 1736 ed il 1735, ed il 1734, lo stesso 1587 gesuitico loyolano, e andiamo all’origine del tempo che scandisce i nostri anni.
Anno zero natale di Gesù? Quale scuola frequentava?
Era vicino al padre Giuseppe, che il Padre più su fece promuovere “Santo”. Dice, la cronaca del Vangelo, che fosse un umile falegname. Ma perché umile! Era un falegname, nobilissimo mestiere, arte della trasformazione della natura in beni strumentali a servizio dell’uomo! Trasformava i legni degli alberi in sedie, tavoli, manici di asce, di martelli, di seghe, di coltelli, letti, eccetera, eccetera, eccetera. E costruiva capanne, capanni, capannoni: le norme urbanistiche, si presume, favorivano i suoi lavori. Era San Giuseppe. Legittimato dai poteri forti. Anche di allora.
Gesù, che era Nazareno, non dimentichiamolo! (comunque NON Nazareno Montanti, mitico in senso contrario dello scientifico “A” del corso 1960, matricola 252), apprendeva l’arte “operativa” nella bottega di Giuseppe. Dove il falegname era anche carpentiere. Realizzava anche strutture di tetti e di coperture in genere: dalle capriate, che Palladio copiò, il copione!, facendole chiamare “palladiane” senza pagare il diritto d’autore, ma non si sa se glielo fece pagare, il Nazareno divenuto Gesù, quando lo rivide dopo l’ultimo respiro. Chissà se decise: giù, negli Inferi, oppure a metà, nel Purgatorio. Ma senz’altro pagò quella royalty ante litteram.
Costruiva quindi strutture per volte: volte a botte, a crociera, a stella, cupole, archi a tutto sesto, archi siriani (cioè a cuspide, ché anche a quel tempo i siriani erano spigolosi). Era, insomma, l’Architettura che poteva realizzarsi con la struttura “operativa” che ne consentiva l’elevazione fuori terra e salire, salire, salire verso il sole nel cielo. Tendeva al Padre di Gesù. Che era lo stesso. Fermiamoci, che la chiosa diventa il passaggio fra mistero e fede.
Mentre qui bisogna essere concreti. Si passi, in altra sede, dalla operatività dell’apprendista alla visione ascetica che trasla “il fare” verso “il pensare”, verso il “cognitivo” e diventa divulgazione di verità che il Messia porterà nel mondo.
Concretizziamo.
“…..quella prima Scuola” è quella di Gesù, già il Nazareno e poi il Messia, al quale dedicarono i primi gesuiti di Ignazio de Loyola l’alumbradista (cioè, dall’aluminados del 1492 di Castiglia, si potrebbe dire l’illuminista catalano del tempo) che poi fecero scuola di noviziato (1763-1764) nel Rosso Maniero di allora ed oggi “Rosatello”?
All’anno “zero” si risalirebbe fino al 2017, che oggi si dice che sia il 230° anniversario della Nunziatella?
Se l’anno era zero, tanto per la precisione, la conta partirebbe dall’anno “uno”. E il Nazareno, che era Gesù, che imparava dal padre-falegname, già sapeva disegnare e battere il martello. Quindi l’età della Nunziatella, secondo l’origine gesuitica, risalirebbe all’anno “uno”. Avrebbe quindi, oggi, 2016 anni.
Tanto per la Nunziatella religiosa. Che divenne laica, difendendo lo “Stato” di Ferdinando IV di Borbone, nel 1787. A parte la stranezza di mettere insieme “lo stato del Regno dello Stato”, o “il Regno dello stato di Stato”, e così via, anche quel 1787, con il medesimo ragionamento ARITMETICO diventerebbe l’anno 229° e non 230°.
Sui gesuiti, sull’alumbradismo, l’illuminismo e l’origine di tante cose della Storia Nostra e della Storia Patria, se ne parlerà con maggiore approfondimento, serio, su pizzofalcone.it.
Fra poco si disquisirà, in una seconda parte prossima, quel che avvenne fra il 1734 ed il 1787.
Poi si proseguirà per gli anni successivi.
Distinguiamo però: nei pizzofalconews tutta la nostra “sala convegno”, nei pizzofalcone.it le chiose serie.

A voi, alla prossima seconda parte.
siminarion