Napoli 24 ottobre 2017: commemorazione di Maurizio de Vito Piscicelli

 

 

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Ferdinando Scala
25 ottobre 2017
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Scuola Militare Nunziatella Unoufficial

Maurizio De Vito Piscicelli era un ragazzo della Napoli bene, proveniente da un’antica famiglia nobiliare. Anche lui sentì il richiamo della Nunziatella, che vedeva chiaramente dalla sua casa di via Bausan, alla Riviera di Chiaia, e ne divenne allievo. E dopo Pizzofalcone, fu Ufficiale di Cavalleria ed esploratore inquieto dell’Africa e dell’Asia, dal Congo alla Thailandia. Divenne tanto esperto e fidato, da essere scelto per fungere da guardia del corpo di Elena d’Orleans, moglie del Duca Invitto e mamma di Amedeo d’Aosta, anche lui allievo della nostra Scuola. Quando scoppiò la Grande Guerra, Maurizio aveva sposato da poco la contessina Perrone, dama di compagnia di Elena d’Orleans. Pur essendo in zona di operazioni, non prese parte a molti combattimenti. La guerra di trincea era l’antitesi della guerra di movimento, e la cavalleria stava spesso ferma in retroguardia. Niente di tutto questo poteva essere accettabile per lui, che ad un certo punto chiese ed ottenne di poter passare in Fanteria, e andare in prima linea. Pur accettando la sua domanda, forse i suoi superiori pensarono di preservarlo mandandolo alla Brigata Caltanissetta, appartenente a quella 4^ Armata che poco o nulla aveva avuto da fare negli anni precedenti di conflitto. Addirittura, quella zona veniva chiamata “il fronte della salute”. La sera del 24 Ottobre 1917 Maurizio stava allegramente cenando con gli ufficiali del suo Reggimento. Essendo arrivato da poche ore, aveva fatto l’errore di indossare al contrario le mostrine della Brigata, così diverse da quelle di Cavalleria. Offriva perciò da bere a tutti per penitenza, quando lo vennero a chiamare. Quando rientrò, era scuro in volto, e disse ai suoi uomini di prepararsi. La Caltanissetta doveva difendere il paese di Kamno, posto a soli 7 chilometri da Caporetto. Si trovavano nel punto di massimo urto dell’offensiva Austro-Tedesca scatenata in quei minuti. Maurizio combatté strenuamente alla testa dei suoi uomini, fino a mettersi personalmente all’ultima mitragliatrice rimasta. Fino a quando, come narra Angelo Gatti, si voltò e vide che quasi nessuno dei suoi uomini era ancora vivo. Quindi si alzò in piedi, pistola alla mano “fece un gran gesto come a chiamare i pochi vivi e tutti quei morti, si gettò in avanti e scomparve nel turbine”. Di Maurizio rimase sua moglie, ed il figlio che lei portava da pochi mesi nel ventre. Rimase la Medaglia d’Oro guadagnata a Kamno, che si aggiunse alle due d’Argento che già aveva. Rimase un busto al Comune di Napoli, una strada intitolatagli al Vomero ed una lapide alla casa di via Bausan. Rimase anche un quadro al Museo del Vittoriale, che lo ritraeva abbracciato alla sua arma, nell’attimo supremo.
E’ passato esattamente un secolo da allora, ma la voce di Maurizio parla ancora. Quella stessa voce che a gennaio 2017 ha detto a due di noi dove trovare le sue medaglie, ed ha fatto in modo che gli Ex-Allievi le ricomprassero per donarle alla Nunziatella.
Alla tua indomabile volontà, al tuo valore, fratello maggiore, noi ci inchiniamo.
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