Categoria: Il pensatoio di siminarion

pizzostory 9 FEB 2019 . La Memoria e il Ricordo

Da: Annunziato Seminara
Data: 09/02/19 07:29 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 9 FEB 2019 . La Memoria e il Ricordo

Un po’ d’ordine sulle parole che parlano non sempre storie di tempi felici.
La nostra Storia, in questi giorni alimenta conflitti e ed evoca tristezze non ancora serenamente sopite.

L’uso che si fa quando si scrive la storia è quanto mai significativo nella distinzione delle parole che riescono a non superare le tragedie, anzi, nell’attesa dello scorrere degli anni, diventano l’unico capitolo del “pensiero unico” di una “Storia unica” del mondo, simbolo “unico” senza narrazione.

Ho ripreso letteralmente, senza modifiche, le definizioni delle parole che allertano le adunate alla riesumazione dei dolori e non alla pietas di una serena riflessione.

LA MEMORIA

La funzione psichica di riprodurre nella mente l’esperienza passata (immagini, sensazioni o nozioni), di riconoscerla come tale e di localizzarla nello spazio e nel tempo:

Apprendimento e ripetizione fedele, non necessariamente legati a una completa o corretta comprensione, talvolta spinti fino alla nozione di ovvio e banale, anche a proposito della facilità e precisione che nascono da assiduo esercizio.

Parte della retorica consistente nella capacità di ricordare gli argomenti del discorso, ottenuta e potenziata con particolari accorgimenti tecnici.

Memoria storica, il passato in quanto continua a far parte della nostra realtà quotidiana e attuale.

Memoria collettiva, l’insieme di ricordi condivisi da una collettività.

“l’Olocausto fa ormai parte della nostra m. collettiva”

La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni, ovvero quella funzione psichica o mentale volta all’assimilazione, alla ritenzione e al richiamo, sotto forma di ricordo, di informazioni apprese durante l’esperienza o per via sensoriale. La memoria può essere trattata, in maniera complementare, studiando i processi cognitivi e quelli neurofisiologici associati.

IL RICORDO

Impronta di una singola vicenda o esperienza o di un complesso di vicende ed esperienze del passato, conservata nella coscienza e rievocata alla mente dalla memoria, con più o meno intensa partecipazione affettiva.

In psicanalisi: ricordo di copertura, ricordo infantile che riguarda eventi apparentemente insignificanti e che serve in realtà a occultare elementi rimossi.

I GIORNI DELLA MEMORIA E DEL RICORDO

Il giorno della MEMORIA non ha mai bisogno di parlare i fatti che evoca. E’ talmente radicato nella sua universalità della interpretazione che riesce ad accomunare e farne il baluardo di una somma identica di storie. L’esodo millenario e le persecuzioni di un popolo diventano lo stesso palcoscenico della tragedia di fatti aberranti che da quasi novant’anni, in un crescendo inarrestato

ha segnato le coscienze e ancor oggi è inarrestabile nella storia che viviamo nelle politiche dei Paesi.

Il recupero di un’altra tragedia, nel giorno del RICORDO, vissuta da Italiani che hanno subito drammaticamente la falsa morale di una falsa ideologia della solidarietà di uomini falsamente liberi, occultata faziosamente dalle mani false sulla storia, riemerge da pochi anni e diventa il racconto quasi marginale, escluso dalla verità irraggiungibile della Storia del Mondo che rigenera, sempre più, la sopraffazione e lo sterminio degli uomini in nome di una bugiarda vulgata, che ambiguamente nasconde l’esercito dell’esercizio del dominio dell’uomo sull’uomo e della libertà del suo pensiero.

Non riesco ad essere sereno.

Soprattutto quando, quasi sommessamente, la Storia che si dice occupa impropriamente la passione degli uomini che, autenticamente liberi dalle fazioni, hanno dedicato, sacrificandola anche per noi, la loro vita, oggi saccheggiata e mescolata nel “pensiero unico” della “memoria collettiva”.

Il caso di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, Eroe, non solo martire, delle Fosse Ardeatine, viene ricordato in un articolo del Corriere della Sera di tre anni fa, come “partigiano”.

Leggo molti casi analoghi. Tutti fedeli al giuramento alla unica Bandiera di tutti, ma raccolti subliminalmente sotto altre bandiere.

Il Corpo di Liberazione Nazionale è diventato, da qualche anno, un “corpo a latere” di altri difensori “unici” di una libertà “unica”, pianificando l’equazione fra lotta di una ideologia irripetibile per un “pensiero unico” e lotta per l’autentica e universale libertà dell’uomo.

NON HO MAI dileggiato Resistenza e partigiani, perché ho sempre cercato l’equilibrio nella esposizione di fatti di cui mi sono occupato, alla ricerca dell’onestà delle idee di chiunque.

Ma l’occupazione della Storia delle Foibe, da parte di un’Associazione ancora pervasa dalla sclerosi che difende il sanguinario esercizio del potere in nome di una traduzione ambigua della sua storia, mi indigna.

Ancor più mi indigna il colpevole silenzio di chi falsamente occupa la poltrona della responsabilità di rappresentare e di tutelare la convivenza degli Italiani e di garantire una serena lettura della Storia. Che non è di qualcuno. E’ di tutti.

E’, in questi giorni, il mio “pensiero unico”.

Nunzio

pizzostory 16 FEB 2018 – PRIMA E DOPO GAETA

Da: Annunziato Seminara
Data: 17/02/19 18:38 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 16 FEB 2018 – PRIMA E DOPO GAETA

pizzostory 16 FEB 2018 – PRIMA E DOPO GAETA

Oggi, due giorni dopo.

Prima di Gaeta, navigando dalle terre della Magna Grecia e salendo dopo lo stretto di Scilla e Cariddi, viene Napoli.

Fra i flutti e fra gli scogli, tutta infrattata, viveva una bellissima sirena, che vuol dire “vergine”, che si chiamava Parthenope.

Passa da lì un certo Ulisse. Lei s’invaghì. Lui aveva altro a che pensare. Chissà, secondo storico-filosofici-editorialisti era alla scoperta della “modernità” che oggi staremo vivendo. Boh!

La bella sirena si gettò da una rupe, il mare la portò su uno scoglio-isolotto, Megaride, dove si sciolse, del resto pesce era per metà, e, evaporando, volò sul Monte Echia, dove nacque Neapolis.

Per altri era, la Parthenope, una fanciulla ateniese che, per scappare dai genitori che non volevano favorire una sua cotta clandestina (la parola “clandestino” nacque da allora, senza le polemiche odierne….) fece coppia in una “fuitina” con un giovane belloccio, Cimone. Da lui il nome della fregata, nome d’arte, che assistette e ci onorò a Messina nel gemellaggio tra i Calabrotti e i Siculi. Ma anche la cima del Cimone, che tant’altro ben più grande onore segnò per i Fanti della Grande Guerra e che l’oracolo ortiseo evocò quel sabato di tre anni fa.

Fuì che ti fuì, arrivò a Neapolis. E ancora sta nella città di Napoli odierna. Dov’è con ilCimone bisboccio?, nel sotterranei di Pizzofalcone? Dove partorì la sirenetta plurigravida ben 12 figliocci? Perché 12? Come gli Apostoli? Boh!

Ma la sirena Parthenope, le male lingue, anche allora c’erano!, dicevano e dicono che s’era innamorata, dopo l’intercessione un po’ ruffiana di una freccia che un divo a video a luci rosse che si chiamava Eros le aveva scagliato, di un virgulto di nome Vesuvio, che era un centauro. Metà uomo e donna, metà pesce e cavallo, Zeus, il Gran Dio (o Deo?) Maestro, che tutto il bello del suo creato era suo (come ci obbliga a credere oggi qualche altro Gran Maestro), trasformò Vesuvio nel vulcano che sappiamo, così Parthenope, attratta dall’infocata passione non potesse toccare il fuoco della lava, dentro e fuori di lui.

La sirenetta verginella , che forse anche stavolta non lo era più, si uccise dalle parti del citato scoglio di Megaride , evaporando nell’esalazione dell’ultimo respiro, si aggrappò sul Monte Echia, e, come prima, da lì nacque Neapolis.

Se tutte le strade portano a Roma, tutti gli amori, contemplativi,…., o erotici, portano a Napoli.

Per questo è la città dell’amore.

Ma, prendiamo per buona la prima che s’è detto, cioè della cotta della sirena per l’Ulisse errabondo in mare.

Ulisse vittorioso nel cavallo a Troia, nome che si ripete ancor oggi nelle declamazioni sporcaccione,….., e avventuroso alla ricerca di Itaca (BRAVO GUERRIERO MA SENZA BUSSOLA….), secondo quanto disse padre Dante nel canto XXVI dell’Inferno,

“….quando

mi dipartii da Circe, che sottrasse me più d’un anno là presso Gaeta,

prima che sì Enea la nomasse….!”

entrò con le sue navi nel golfo della città che poi Enea chiamò Gaeta.

Questo il legame fra Napoli e Gaeta.
Amore ed eros. E/o viceversa.

Come noi, testimoni viventi dei bastardi di Pizzofalcone, immanentemente siamo.

Gaeta. Anche lì c’è la Chiesa della SS. Annunziata. Non è Rococò come quella di Pizzofalcone.

Ma sempre dedicata all’Annunziata è.

Legame che ci porta, a noi del Pizzofalcone di Monte Echia, a riverire ogni anno, per questioni ben più tristi e sanguinose, la nostra Storia.

Dopo il 13 febbraio dello scoppio della batteria Transilvania, che vide dissolversi nel vento del boato il corpo di un nostro antico camerata, che anche allora si chiamavano così, del Rosso Maniero, Mario Giordano.

E dopo, ancora il 14 successivo, quando “…Al termine del glorioso assedio di Gaeta (1860-1861), al suono della marcia reale, la bandiera dell’esercito napoletano, issata sul pennone della batteria S. Maria, mestamente veniva ammainata, mentre << il grido, VIVA IL RE!, spinto dal popolo e dalla guarnigione, salutò Colui del quale si è voluto fare un tiranno spaventevole >>. Al posto della Bandiera del Regno delle Due Sicilie veniva issata quella tricolore, come oggi continua a sventolare…..”

Tanto secondo il dispaccio inviato da Torino il 13 febbraio alle ore 21,15.

I torinesi, sempre, come sempre, falsi e cortesi (dalla città di Cavour al bombardiere Cialdini, l’altro whatsapp o twitter: “….con le bombe si accelera la firma della resa senza condizioni….”, caso strano, ieri, e come oggi sui media, in lingua transalpina……)

Il resto alla prossima puntata.

Che riguarderà l’assedio della Cittadella di Messina e di Civitella del Tronto.

Dove si parlerà di ben altre sciabole afflitte e di inchini innaffiati di spumante e di ostriche, ostrega!, ovvero di militarismo incomprensibile e di eroismi millantati.

Perché oggi. Il 16 febbraio.

Alla prossima.

siminarion

 

pizzonews 2 NOV 2018 – Cosenz al Verano

Da: Annunziato Seminara
Data: 02/11/18 22:28 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzonews 2 NOV 2018 – Cosenz al Verano

 

pizzonews 2 NOV 2018 – Cosenz al Verano

Rituale cerimonia di deposizione Corona di alloro del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito al monumento di Enrico Cosenz, l’Ex Allievo corso 1872, già “Ministro della Guerra” di Garibaldi e poi primo Capo di Stato Maggiore Esercito dal 1881 al 1892 .
Come ogni anno a tale ufficio è delegato il suo Sottocapo.
Erano presenti 2 Allievi “romani” della Nunziatella, par condicio una Allieva ed un Allievo, entrambi Cappelle, incaricati a presenziare alla cerimonia dal Comandante della Scuola, insieme ad alcuni soci della Sezione Lazio, il neo Segretario Pasquale Viora, il Consigliere Michele Franzé e poi Paolo Ballerini e Nunzio Seminara (alla tastiera…).
Davanti ad un “pattuglione ”di Ufficiali dello Stato Maggiore Esercito, il Gen. C.A. Claudio Mara (Artigliere da Montagna, cioè quasi Alpino), ha officiato alla deposizione della corona nel colonnato del Verano, il cimitero monumentale di Roma, presidiato da dieci Granatieri del 1° Reggimento Granatieri di Sardegna in Colbacco enorme che completa la divisa storica, dove è riportato il loro stemma ricamato che riporta la data del 1659, il più antico Reggimento d’Europa, che per tale datazione fa “sformare” gl’invidiosi Inglesi, gelosissimi delle proprie tradizioni militari.

Note.
La cerimonia è stata inventata da Alberto Ficuciello, corso 1954, già Sottocapo di SME ed è stata inserita con orgoglio dalla Sezione Lazio, all’epoca “Ettore Gallo”, nel circuito delle manifestazioni “pubbliche” fin dal 2003.
Il Gen. Mara è stato particolarmente cortese nel fermarsi, da solo, con gli Allievi con i quali ha conversato con sincera affabilità,
La giornata è stata umida, prometteva inondazioni sul “cemeterio” che in questi giorni è stato danneggiato, anche lui, da molte alberature che hanno ceduto all’urlo del vento romano.
Poi un breve salto al monumento a Domenico Corazzi, l’ispiratore della Scuola Militare di Palazzo Salviati. Servirò un po’ di manutenzione. Vedremo.
Poi un passaggio al “Nuovo Pincetto” a vedere come va la tomba di Alberto Pollio, il 4° Capo di SME, dal 1896 a metà del 1914, quando il suo cuore si fermò.
O fu fatto fermare, La tomba è completamente ricoperta da verdurame incolto e dalla dimenticanza, Colpevole,
Tutto qui, per voi che leggete se vi va, ancora “presenti” sul terreno dei valori ,….., il 2 novembre al Verano.
Ma solo per un paio d’ore, poi, ancora vivi, tutti a casa.
……..
siminarion

 

 

 

 

pizzostory 19 OTT 2018 – Il cambiamento che non cambia l’uso della Storia.

Da: Annunziato Seminara
Data: 20/10/18 07:02 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 19 OTT 2018 – Il cambiamento che non cambia l’uso della Storia.

pizzostory 19 OTT 2018 – Il cambiamento che non cambia l’uso della Storia.

Leggo che sotto la targa che dedica una strada, non so neanche dove, al gen. V. Magliocco da Palermo, M.O.V.M., già pluridecorato d’Argento e Bronzo, qualche sprovveduto ha posto immagini inneggianti a sconcezze di una guerra rifiutata dalla Storia che oggi denigra l’altra Storia che andava per la maggiore.

Magliocco morì nell’eccidio di Lechemti, in Etiopia, il 27 giugno 1936.

Un altro pilota, il S.Ten. Tito Minniti, un altro del sud, nato a Placanica, in quasi punta di Calabria, mezz’anno prima fu colpito in un volo di osservazione, precipitò al suolo, ingaggiò resistenza insieme con il suo sergente Livio Zannoni, che fu subito ucciso. Era Dagabur, 26 dicembre 1935

Minniti, dopo indicibili torture, dal taglio di dita, piedi, squoiato, evirato, fu, alfin decapitato. Entrambi decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare.

 

Arturo Martini, scultore celebre di quegli anni, gli dedicò un grande bronzo che trova sede a Roma, nella Galleria d’Arte Moderna di Valle Giulia. Vi allego una immagine.

Lo scontro sociale, oggi, non parte dalla ideologia che invade la politica usando la Storia con storie che capitano, ad uso e consumo della fazione.

La mancanza di nozione, non credo più di cultura nel senso cosmico e perciò irraggiungibile, ma che sia almeno da rispettare, trascina le animosità di finti soldati delle verità sociali nel percorso dell’assurdo e del grottesco.

A quando la chiusura di Scuola Statali, strade, intitolate a Minniti?

A quando il dirottamento di aerei dall’Aeroporto di Reggio Calabria che porta il Suo nome?

Ma, senza acrimonia verso l’uomo, il nipote Marco, uomo politico che oggi imperversa, a quando la Sua controparte politica lo declasserà, Tito, ad uno che non sapeva pilotare l’aereo, ovvero a quando i “compagni” politici di Marco diranno che quel suo lontano “congiunto”, cioè Tito, era un parente deviato?

Già, perché quell’evirato e decapitato era lo zio di Marco. E ben si sa che Marco ha la passione per gli aerei.

Non ha abiurato il “congiunto”, altrimenti avrebbe disprezzato l’Arma Azzurra. Almeno lui sa dov’è la Stella Polare del valore, oltre la lizza stradaiola.

La confusione si rinnova. Sembra già 100’anni fa.

Che tristezza.

Sembra 50’anni fa. Guarda caso quella scultura segna il tempo.

Il tempo di Valle Giulia.

siminarion

 

pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

Da: Annunziato Seminara
Inviato: Sun, 1 Jul 2018 10:24:02 +0000 (UTC)
Oggetto: pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

pizzostory 01 LUG 2018 – A PASSEGGIO NELLA STORIA CHE PASSEGGIA

A volte si risfogliano pagine di letture già sedimentate nella memoria ma che riemergono improvvise con la stessa lucidità di quando sono state lette, scritte e trasmesse alla ricerca di una condivisione e/o per alimentare un confronto.
Adriano Alberti ha diretto dal 1923 l’Ufficio Storico dello S.M.E.
E’ stato l’autore di un saggio sulle vicende di Caporetto, pubblicato recentemente nel 2004 perché “stoppato” da Mussolini in quanto vi emersero precise responsabilità di un certo Pietro Badoglio.
Non ci si addentra adesso sulla più volte citata questione. Ma in altre pubblicazioni, Alberti, che segnò l’inizio di una scientifica ricostruzione degli avvenimenti di Storia Militare, non mancò di esaltare Alberto Pollio, da molti “più”, relegato come asservito agli Imperi Centrali e, non solo, a significare con dovizia di argomenti e di testimonianze di avversari e di alleati della nostra Grande Guerra, le capacità di Luigi Cadorna, il Generalissimo, oggi in via di riesumazione con riabilitazione da parte di Storici Militari meno asserviti, loro, alle vulgate opinioniste popolari e, sotto-sotto, un po’ forzate, se non faziose di correnti salvifiche di alcune “Superiori Autorità” militari che, dopo la cavalcata di Vittorio Veneto fino a mezzo secolo dopo, avevano scalato i vertici delle gerarchie. Tutte, guarda un po’, vicine al Badoglio Maresciallo, oltre ad essersi distaccati dal “prima-seguitissimo” Capello, già marciante squadrista su Roma e poi complottista contro il Duce qualche anno dopo.
Varrebbe che queste considerazioni le risolvessero con umiltà alcuni superficiali lettori anche di casa nostra.
Ma Alberti pubblicò anche una Storia sulle vicende di Gaeta dal settembre 1861 al febbraio dell’anno dopo, nonché di quelle di San Benedetto del Tronto, l’ultima guarnigione dei Borbone.
pizzoflash se ne occupò con la riproduzione di un proclama divulgato ai “soldati piemontesi” il 17 febbraio del 1861 e che qui si ripropone alla attenzione serena di qualcuno.
pizzoflash 3 OTT 2015. Cialdini a Gaeta il 17 febbraio 1861

Soldati!
Noi combattemmo contro Italiani, e fu questo necessario, ma doloroso ufficio. Epperò non potrei invitarvi a dimostrazioni di gioia, non potrei invitarvi agli insultanti tripudi del vincitore.
Stimo più degno di voi e di me il radunarvi quest’oggi sull’istmo e sotto le mura di Gaeta, dove verrà celebrata una gran messa funebre.
Là pregheremo pace ai prodi che durante questo memorabile assedio perirono combattendo tanto nelle nostre linee, quanto sui baluardi nemici!
La morte copre di un mesto velo le discordie umane, e gli estinti sono tutti eguali agli occhi dei generosi.
Le ire nostre d’altronde non sanno sopravvivere alla pugna.
Il soldato di Vittorio Emanuele combatte e perdona!
Il generale Cialdini
17 febbraio 1861
Non sempre la Storia ci dice tutto
siminarion

La rilettura di altre pagine di Storia fu riproposta da “pizzofalcone.it”, tra l’altro tema principe del convegno “Prima del Piave” tenutosi alla Nunziatella, nell’Aula De Santis riempita dal Battaglione Allievi e sguarnito di Ex Allievi (solo nel numero altamente significativo di 3 unità….., numero simbolo).
Oltre all’anteprima dei progetti di strategie militari a ridosso del Piave dello S.M.E. da Cosenz a Pollio, si rilessero alcuni saggi di geopolitica di Friederik Hegel, sì, proprio lui, dell’ambo secco Marx-Hegel, che una 60’ina di anni prima parlavano del Piave. Ma, intendiamoci, si parlò del Piave non come baluardo di una ritirata italiana, ma, che stravaganza !, della soglia che gli austrungarici avrebbero dovuto considerare in caso di ritirata per offensiva dei piemontesi!. Quando diversamente alcuni “illustri studiosi”, richiamati dal consenso di onda lunga degli autodisfattisti, richiamarono quegli studi come previsioni dotte e “inconfutabili per confutare” la distratta e disattenta condotta dei capi militari italiani. Naturalmente per merito, il demerito, della ditta Luigi Cadorna & Co.
Perché questi richiami?
Perché la Storia va contestualizzata sì, ma va scritta e riletta con onestà. Va contestualizzata e deve essere analizzata con la libertà di cercare la verità. E va percorsa ragionando. Non è lettura da passeggio.
L’anteprima di un ulteriore saggio del sessantaseienne Francis Fukuyama, celeberrimo autore di un tomo su “La fine della Storia”, accenna all’Hegel anzi citato, come ideatore della formula sulla “fine della Storia”, quale immanenza del sopravvenuto solco a partire dalla seconda metà del XIX secolo fra società dei capitali e società di irrompenti esclusi, fra oppressori e oppressi, tanto in una sintesi quasi telegrafica, ovvero da twitter di questi tempi, senza malevoli obiettivi ideologici e politici.
Il tema della Storia che finisce ha percorsi di lunga data, addirittura a partire da Erodoto, fino a passare a studi su “Fede e Ragione”, a Voltaire e a nichilisti di varia estrazione. Campo della Filosofia della Storia, che avvince sempre e che è bene sfiorare appena e non toccare per non scottarsi.
Francis Fukuyama, attualizza il suo studio e lo arricchisce di altre considerazioni. Nelle ultime righe estratte dall’anteprima del saggio si rilevano osservazioni che da più parti emergono (anche da chi adesso vi scrive), ad esempio, proprio nel “confronto-lotta” fra i più ricchi e gli emarginati, sul fenomeno dell’epopea migratoria che viviamo. Perché, c’è da chiedersi, i migranti non si indirizzano verso le estesissime aree dei nuovi paesi ricchi, anzi nuovi ricchissimi come la Cina.
Una pausa di riflessione sulla Storia che viviamo e sulla quale “passeggiamo”, senza pensiero critico e autocritico. Un monito per chi, non da poco tempo, così si esprime, “vota coni piedi”.
Il saggista politologo di Chicago, Università della California di Palo Alto, è statunitense a tutti gli effetti. Ha gli occhi a mandorla. Forse il cromosoma che gli fa leggere i fatti di oggi e che lo sostiene la sua indubbia analisi, lo ha guidato nel commento che parecchi dovrebbero farsi da soli.

siminarion

 

pizzofalcone 28 e 29. Copertine

Da: Annunziato Seminara
Data: 11/06/18 21:38 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzofalcone 28 e 29. Copertine

Copertina pizzofalcone 28 (vv. foto allegata)

Questo numero è costituito dalla quarta ed ultima parte che i quaderni di Monte Echia dedicano alla Storia dello sviluppo amministrativo e tecnico di un giovane Regno che forse per primo si affacciava al nuovo mondo, in Europa e sul Mediterraneo, con una progettualità innovativa.
Lo studio termina il 18 novembre del 1787, quando fu fondata dal Re Ferdinando IV di Borbone la Nunziatella di oggi. Proprio a ridosso della presa della Bastiglia a Parigi nel 1789 e della brevissima Repubblica napoletana del 1799, luoghi e date che la Storia d’Europa ancora rivisita per rifasare e aggiornare il presente.
Prima del 1787 è il titolo che i quaderni di Monte Echia hanno riproposto alla tesi di Laurea “discussa” e condivisa con lode nell’Università degli Studi di Torino, “ultima tappa” del percorso formativo di un giovane studioso, imparentato con un Ex Allievo della Nunziatella, già “Regal Accademia Militare” di Pizzofalcone, baluardo delle eccellenze che furono protagoniste della Storia secolo successivo, quanto gli aneliti di libertà e di patriottismo esaltarono la Storia d’Italia e che oggi l’impazienza del futuro ha coperto con la patina dell’incuria.
Omaggio ad una Storia che era “di Famiglia” e che proprio dalla città che ispirò, anzi!, forse più che ispirarla favorì la “determinazione” della “conquista” dell’Italia Unita., che assolutamente non si discute, ma che deve ritrovare la dignità e la consapevolezza del consenso che oggi vacilla.
Il declino forzoso di quel disegno politico e militare, ……, offuscò molti e inconfutabili traguardi che pizzofalcone vuole invece ripercorrere, per esaltare e difendere l’onestà della Storia Napoletana e del Suo Sud che, anche nelle pieghe buie delle cronache, deve essere riletta senza i pregiudizi di chi la scrive.
Perché spesso diventa perdente chi “vincendo” scrive e giustifica i fatti della Storia con pregiudizi.

Copertina pizzofalcone 29 (vv. foto allegata )

La copertina di questo mese è dedicata al prospetto della piccola e magnifica Chiesa di Santa Maria della Manna di Spoleto, forse esaltato nella parte più preminente della sua architettura, dove il passaggio fra rinascimento e barocco trova equilibrio nella corretta suddivisione di rosoni e archi “ogivati” giustamente esaltati da Lucio Martinelli nella seconda parte della sua visita a Spoleto.
I “viaggi” che l’autore percorre nello “stivale” risentono nelle sue cronache suggestive la passione di chi non viaggia per rasserenare gli spazi “vacanzieri” che abbandonano con disincanto le menti stanche delle ansie del quotidiano.
Piuttosto cercano di elaborare sempre le ragioni di un amore per un’Italia che si conosce solo nei depliants turistici o, peggio, nelle schede di agenzie immobiliari, e che la Sua Storia e colpevolmente la Scuola invece marginalizzano fino ad ignorarla.
Un numero intero del giornale vuole stimolare a chi legge l’educazione di essere cittadini di un “grande luogo” di arte e di fascino troppo spesso ignorato e perciò sconosciuto.

 

pizzostory 5 GIU 2015 e 5 GIU 2018 – S.Ten. G.d.F. Giorgio Maria Barbarisi. Un Eroe per caso. Mica tanto però

Da: Annunziato Seminara
Data: 05/06/18 11:33 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 5 GIU 2015 e 5 GIU 2018 – S.Ten. G.d.F. Giorgio Maria Barbarisi. Un Eroe per caso. Mica tanto però.

pizzostory 5 GIU 2015 e 5 GIU 2018 – S.Ten. G.d.F. Giorgio Maria Barbarisi. Un Eroe per caso. Mica tanto però.
Stavolta mi espongo.

Navigando – navigando,  si apre una pagina tristissima che vale la pena leggere, e che rileggo sempre, e che vi ripropongo ancora una volta, senza stancarmi di ripeterlo. Punto, punto e virgola. Due punti.
Ricordo quel “fattaccio”. Mi porta “a casa nostra”.

Quel nome e quella triste e penosa cronaca.

GIORGIO MARIA BARBARISI, Allievo della Scuola Militare di Roma, corso 1938 – 41.

Vagamente mi riporta, una cronaca, ai racconti di Nino Zuco, Allievo di Palazzo Salviati a Roma, di Alberto Blarzino e di Igidio e Remo Missori, quest’ultimi due Allievi sia di Palazzo Salviati sia della Nunziatella.
Già, casa Nostra.
E forse non è stato proprio un caso. Proprio no.

5 giugno 1944, il giorno dopo dell’ingresso degli anglo-americani a Roma, 74 giorni dopo la tragedia di Via Rasella.
Via delle Tre Cannelle, vicino a Piazza Venezia. Un giovane sottotenente della Finanza, appena issato dopo sua richiesta al Comando Americano il tricolore al Quirinale “insieme” alle Bandiere del Comando Alleato, scorge un manifesto che dileggiava il Re.
Ricordiamo che secondo le disposizioni del Gen. Clark, Comandante delle truppe alleate in Roma, bisognava reprimere ogni atto o manifestazione che fosse provocatorio in una città ancora in fibrillazione per i lunghi mesi di repressione, che c’era ancora la monarchia e quell’Ufficiale era ancora sotto giuramento al Re, che il manifesto era oltraggioso e  avrebbe eccitato animi ancora accesi in quei giorni drammatici.
Occorreva perciò rimuovere quel manifesto.
A pochi passi c’era la redazione dell’ Unità.
Qualcuno gridò.Arrivò Rosario Bentivegna, quell’eroe che mise il bidone esplosivo a Via Rasella, 74 giorni prima.
Si disse che vicino al corpo esanime di Barbarisi ci fosse la sua pistola d’ordinanza. Un testimone subito acorso, che si firmò in una sua lettera, non la vide.
Una storia successiva riportò che il manifesto esaltava le truppe alleate, quindi non fosse oltraggioso per il Re. Ma questa circostanza non fu testimoniata dai pezzi di carta stracciata. Eppure c’erano i fotografi. Infatti riportarono l’Ufficiale a terra, ma, a suffragare il testimone anzidetto, senza la sua pistola d’ordinanza vicino alla testa.
Tra l’altro sarebbe stata inusuale la posizione di un corpo che cade e che la pistola in mano sarebbe andata a finire vicino alla testa, come affermarono il Bentivegna e chi lo difese.
Sembra che vi fosse un sottufficiale con il Barbarisi. E che questi iniziò a rimuovere quel manifesto, poi decisamente stracciato dall’Ufficiale.

Rosario Bentivegna fu arrestato, processato per direttissima a metà luglio, condannato a 18 mesi di carcere per “eccesso di legittima difesa”, ma in processo d’Appello, velocissimo, circa un mese dopo !!!, fu rilasciato per “legittima difesa”. Nessuna prova di reperti. Né fu riportata nel giudizio  la versione del sottufficiale che sarebbe stato presente quel 5 giugno a Via delle Tre Cannelle con il suo Ufficiale..

Al Sottotenente Giorgio Barbarisi gli anglo-americani, in Piazza Venezia, davanti ad un reparto in armi fu concessa una “Bronze Metal Star ” alla Memoria, “Croce di Bronzo“. Si seppe che faceva parte del CLN, il Corpo di Liberazione Nazionale.

Vale la pena citare che a Roma, il CLN, composto a Roma da Militari in servizio e/o inabili per convalescenze dovute a ferite di guerra o a malattie, era guidato nella clandestinità dal Ten. Col. Luca Cordero di Montezemolo, Medaglia d’Oro alle Fosse Ardeatine, prelevato da Via Tasso, carcere nazi-fascista dove era stato portato per delazioni di “incontrollata e MAI ACCERTATA provenienza” (il suo Comando, VA DETTO!, vietava l’uso di armi della “Roma-Città Aperta” e le sequestrava con rigore per evitare rappresaglie contro inermi cittadini,  ma era contestato da chi invece voleva promuovere attentati ovunque fosse stato possibile: mia contezza per aver avuto una testimonianza diretta in famiglia, suffragato poi da tante altre da parte di storici e cronisti di qualsiasi orientamento politico).

Poi, per Giorgio Barbarisi, una laurea ad honorem non si sa in quale Università, quindi l’intestazione di una Caserma della Finanza a Bologna, ma non si sa se ancora lo sia ancora, come non si sa se ancora ci sia la stessa Caserma della Finanza.

A Rosario Bentivegna, nel dopoguerra, oltre ai tributi propagandati alla sua figura di eroe, fu concessa in primis, un po’ in ritardo, una Medaglia d’Argento per azioni di guerriglia partigiana e per il fatto di Via Rasella (1951). Poi una Medaglia di Bronzo per azioni contro i Tedeschi nelle retrovie a ridosso di Monte Cassino. Poi, sembra, una Stella d’Oro Garibaldina per attività partigiane.

Per evitare confusioni e assonanze di parte, che potrebbero sembrare “orientate” sui comportamenti del Bentivegna e sulle sue affinità ideologiche, non si citano le attività politiche e le iscrizioni a partiti fino al 2012, anno della sua morte.

Considerazioni. Sembra MOLTO improbabile che il Sottotenente Giorgio Barbarisi abbia estratto la sua pistola d’ordinanza e che abbia sparato per primo, si disse un colpo in aria ed uno che sfiorò il Bentivegna accorso a gran voce dai richiami di compagni di partito. Non risulta che la pistola dell’Ufficiale fosse mai portata al processo d’Appello del condannato Bentivegna, come reperto che potesse almeno confermare la circostanza che fosse stata usata dall’Ufficiale. Né fu portato almeno un brandello di quel manifesto stracciato che attestasse la veridicità del contenuto, parole che secondo i testimoni delle difesa esaltavano gli anglo-americani e non fossero offensive verso l’allora regnante protempore, ancora unica massima Autorità dello Stato di quei giorni.
Dopo la sua morte, 2 marzo 2012, nel settemre successivo fu proposta a Roma, dall’ ANPI, una via romana a nome di Rosario Bentivegna. Ma anche una per Giorgio Barbarisi dal fronte opposto del Consiglio Comunale. Una sorta di par condicio. E l’ANPI insorse. Morale della favola triste, nessuna via al primo, nessuna via al secondo.

Bergamo. C’é nella toponomastica Via Giorgio e Guido Paglia. Il primo, Ex Allievo dell’allora Collegio Militare di Milano, oggi Scuola Militare Teulié, giovane 23enne che, per la sua dimestichezza con le “cose militari”, durante le sommosse antitedesche comandava una piccola “brigata” partigiana. La “Brigata” ebbe uno scontro a fuoco con reparto nazi-fascista. Giorgio Paglia fu gravemente ferito. Un miliziano fascista, riconobbe in lui il figlio di un suo camerata, Guido Paglia, Bersagliere volontario mutilato della Grande Guerra e volontario in Africa con la Milizia Fascista (da mutilato era stato dichiarato inabile al servizi militare), decorato con Medaglia d’Oro alla memoria. Disse a Giorgio che avrebbe potuto salvarlo dall’esecuzione prevista il giorno dopo testimoniando che questi si trovava per caso nello scontro a fuoco.
Giorgio si oppose dicendo che se doveva essere salvato dovevano essere liberati anche i suoi compagni.
Il miliziano ritirò la proposta dicendo che non sarebbe stato possibile aderire alle parole del ferito, già condannato a morte. Giorgio chiese, anzi, di essere fucilato per primo. Chiese quindi di scrivere una lettera alla madre.
In quella lettera scrisse che “….Papà non avrebbe accettato…..“.
Anche Giorgio Paglia ebbe una Medaglia d’Oro alla memoria.

Già, un altro “Giorgio”. Due EROI. La Storia ne ricorda soltanto uno. Insieme al Padre, Eroe “di un’altra sponda”.
L’altro Giorgio, il Barbarisi, è inciso in una lapide abbandonata al Verano, con iscritte solo le parole della Mamma, parole semplici che non offendono alcun versante ideologico.

Chissà quanti come Barbarisi. Sembra, che un’aula dell’Accademia della Guardia di Finanza, a Bergamo, sia intitolata al S.Ten. Giorgio Barbarisi. Sembra. Ma, con certezza, gli Allievi da me interpellati che entrano in quell’Aula ne sanno ben poco. Molto ben poco.

Idee personali. Con un po’ di fatica, avendo avuto un onestissimo e sereno confronto con Antonello Trombadori, notissimo protagonista della Resistenza romana, facente parte del Triunvirato partigiano di Roma (con Amendola e Parri) compagno d’armi e amico di mio Padre ai tempi del 2° Reggimento Bersaglieri di San Francesco a Ripa (dedicò a mio Padre anche una poesia), ho pensato che il fatto di Via Rasella avesse in Bentivegna un giovane animato da furori incontrollati e comunque sollecitati dai fervori antitedeschi e patriottici, comprensibilissimi in quei giorni.
Forse sarei potuto essere anch’io al suo posto in quei giorni. Ma non posso negare che quella Medaglia d’Argento, quella Medaglia di Bronzo, quella Stella d’Oro Garibaldina l’avrei donata a quegli sventurati martiri, di cui molte Medaglie d’Oro, sepolti nelle Fosse Ardeatine. Segno di umiltà e rispetto per quelle vittime.

E’ una riflessione che sempre ho espresso. Senza acrimonia ideologica.
Ma, credo degna di un “uomo” che riconosce come il suo gesto, per quanto spinto da animo nobile, avrebbe dovuto essere dedicato a vittime trascinate nel baratro della crudeltà della guerra.
Quelle “decorazioni”, per quanto mi riguarda, pesano gravemente e pesano ancora nella Storia di quegli anni.

Come accennato nelle prime parole, ho saputo per caso di Giorgio Barbarisi, scavando nei ricordi degli Ex Allievi della Scuola Militare di Palazzo Salviati, per caso perché le memorie della Storia sono, anche troppo spesso, nascoste: vilmente nascoste. Ancora con viltà.
E nello scoprire Giorgio Barbarisi ho ben distinto le figure del patriota che a fatica supponevo dal terrorista assassino. Perché 74 giorni dopo di Via Rasella, quel gesto testimoniato con falsità, certe e frettolose giustificazioni non provate, è semplicemente il gesto che un ambizioso e arrogante assassino presuntuoso può esprimere.
E la marginalizzazione delle falsità storiche denunciano la vera natura dei “moderati” che nascondono la pavidia culturale di finti intellettuali, storici e politici.

Accomuno la parola EROE a Giorgio Barbarisi e a Giorgio Paglia.
Due “Giorgio”, di seconda fascia storica (sono critico?). Perciò forse a caso Eroi per caso.
E non a caso figli di due Scuole Militari: ma questo, in verità, non è a caso, è spirito di corpo.

Ogni 5 giugno, da tre anni, mi ritorna in mente.

Nunzio, corso 1960

foto

——– Messaggio originale ——–
Da: Luca Miraglia
Data: 05/06/18 16:55 (GMT+01:00)
Oggetto: Re: pizzostory 5 GIU 2015  e 5 GIU 2018 – S.Ten. G.d.F. Giorgio Maria Barbarisi. Un Eroe per caso. Mica tanto però.

Al Sottotenente Barbarisi è intitolata la Caserma che ospita l’Accademia della Guardia di Finanza a Bergamo, non solo un’aula.
Per volontà espressa del Comandante Generale annualmente ci vengono narrate le gesta dei più celebri tra i “medagliati” del Corpo.
Giorgio Maria Barbarisi in testa.

A presto e grazie a Nunzio
Luca Miraglia 2011/14

PIZZOFALCONE 27 è in onda

Da: Annunziato Seminara
Data: 25/04/18 14:12 (GMT+01:00)
Oggetto: PIZZOFALCONE 27 è in onda

pizzofalcone.it

in specie chi si occupa di progetti, di leggi (quanti magistrati!, quanti avvocati!, quanti ingegneri!, quanti architetti….!!!, quanti politici e tassinari….alcuni fra di noi!), di terremoti e chi desidera approfondire la Storia che precede la fondazione della Nunziatella (tutto regolare…..!),
e vuol fare da seduto una gita a Spoleto

Nunzio 1960

Copertina pizzofalcone 27

 

pizzostory 4 maggio 2018 – IL TRASLOCO

Da: Annunziato Seminara
Data: 03/05/18 23:50 (GMT+01:00)
Oggetto: pizzostory 4 maggio 2018 – IL TRASLOCO

Fra le “scartoffie di archivi storici” è stata rinvenuta una chicca. Che, in sintesi, qui si propone come anteprima di un “pezzo” che pizzofalcone.it  pubblicherà.
E’ una “pagina” di Storia Italiana in cui emergono fatti della Nostra Storia.

Fine marzo 1943, che poi è il 28 marzo, non fine febbraio come imprecisamente riporta un articolo su “NUNZIATELLA”, quadrimestrale estinto dell’Associazione Nazionale Ex Allievi. Non ancora estinta.
Bombardamenti a Napoli.
Il Ministero della Guerra decreta il trasloco a Benevento di Allievi, Istruttori, “baracche e burattini” come si dice nel gergo popolare.
I docenti dovrebbero seguirli.
Occorre trovare alloggi per loro. Viene interessato il Sottosegretario alla Guerra, l’Ex Allievo Gen. Antonio Sorice (il Ministro era il Gen. Vittorio Ambrosio, anche lui Ex Allievo, ma il suo “Sotto-“ era un’altra cosa….: ne riparleremo), il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Amilcare Rossi, Medaglia d’Oro al Valor Militare, quindi il Presidente dell’I.N.C.I.S. , e il Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia.
La procedura, evidente in una serie di documenti, si svolge, a fatica, fra il 19 maggio ed il 30 agosto successivo.
Non fu semplice la soluzione, per quanto si potrebbe supporre che l’argomento fosse di poco conto. In specie nell’emergenza della guerra che era in corso e le cariche dello Stato che furono interessate.

Il trasloco.

Avvenne già, quando Ferdinando II di Borbone, indispettito per le esuberanze patriottarde degli Allievi la fece trasferire a Maddaloni, da dove ritornò con qualche sotterfugio del Gen. Carlo Filangeri appena trasferitosi il Re Borbone nel mondo dell’al di là e vedere “la fine di un Regno” nello scoppio del 13 febbraio del 1861 della polveriera Transilvania” nella fortezza di Gaeta.
Trasloco ancora della Nunziatella? Trasferimento? No, casomai ampliamento “dentro” Caserma Bixio.
Dal 1954 se ne parla.
Sembrava, per la terza o quarta volta, cosa fatta. E, avrebbe avuto senso parlarne solo per fare opere dell’iperbole di “Grandezza” per la Nunziatella, che, allo stato, appaiono rallentate.
Infatti il giro di valzer “Bixio-Istituto Studi Filosofici-Caserma Marselli-ampliamento Nunziatella” che ha acceso i riflettori sulle cronache napoletane fino ad un anno fa, sembra sia diventato “il ballo della mattonella”. Tutto fermo. Tutti avvinghiati nei propri sogni adolescenziali come negli anni sessanta. Nunziatella-Bixio, la coppia dei desideri. “Dream”, le note del sogno.
Elucubrazioni a parte, ché di quei voli pindarici sui disegni ”del plotter col bianchetto della Pinotti” s’è già tanto scritto e ri-scritto, non sarebbe peregrina però una “mobilitazione” della “Nunziatella-mobilità” che rivestisse carattere di emergenza.
Non per l’ampliamento bixiano e né per le infrastrutture da adeguarsi al “vivere civile della didattica” e della formazione, che tanto interessano anche ai Militari.
Emergenza che anche stavolta, come nel 1943, sarebbe seria. Però non sarebbe lo “stato di guerra” che oggi s’imporrebbe, ché di terremoto si potrebbe trattare. Il terremoto incombe. Che, cioè, potrebbe incombere. Fenomeno naturale e devastante del sottosuolo che, improvviso, non viene dopo l’urlo delle sirene. Viene quando capita….
E, in via preventiva con bombarde simili la Cassazione ha già fatto sentire il suo martelletto sul banco delle sentenze. Per “giusta causa” la salvaguardia di chi le frequenta non il rispetto dei parametri infrastrutturali di una scuola moderna.
Da qualche mese infatti, gli Ermellini di Piazza Cavour hanno emesse sentenze a destra e a manca per lo sgombero delle scuole, a partire da quelle di primo grado, con provvedimenti di trasferimento delle attività didattiche per l’esecuzione delle opere strutturali.
Scuole dalle strutture non idonee dal punto di vista antisismico che dovranno trasferire studenti, banchi, “baracche e burattini” per fare le opportune opere di consolidamento.
Il che vuol dire che PRIMARIO è l’intervento degli adeguamenti strutturali di edifici pubblici. Quando se ne parlò nell’aprile 2016 in Consiglio Nazionale di propositi di grandi ampliamenti della Nunziatella (n.d.r. : fu il facinoroso siminarion!).
I Consiglieri silenti restarono indifferenti (il che fa rima baciata…., ma non fu baciato).
E allora neanche si stava ipotizzando il disegno “del plotter bianco della Pinotti”. Quello delle metafore allegoriche di “passeggiate su via Caracciolo e davanti al Castel dell’Ovo, le famose “rotonde sul mare, gli scavi a due piani nel tufo irregolare del Pizzofalcone, le sopraelevazioni in aderenza”, e………: meglio sospendere.
A parte ogni altra disquisizione nel merito di quel volo d’Angelo senza ali che qui non si intende rivangare, proprio come intervento necessario al di là di qualsiasi sogno disegnato, si porrebbe prioritario il consolidamento “della” scuola: rilievi tecnici complessi, simulazione con programmi software di ultima generazione “per vedere l’effetto che fa” l’eventuale fenomeno sismico”, a Dio dispiacendo per noi! Dopo occorrerà procedere con l’incarico del progetto statico, l’appalto, l’apertura del cantiere.

Queste le fasi che la prassi imporrebbe.
Per facilitare i rilevamenti tecnici ed eseguire le prime prove di carico, documenti tecnici preliminari alla simulazioni dei fenomeni sismici, i luoghi dovrebbero essere liberi. Cioè vuoti, ovvero liberi della presenza di chiunque.
Occorrerebbe, ecco la parola da esorcizzare, trasferire le attività didattiche e quindi “Allievi, baracche e burattini”, momentaneamente, il tempo necessario per svolgere tutte le fasi tecniche, che è semplice supporre non possa essere concentrato nei soli tre mesi estivi. I prossimi? Dove? Per quanto tempo?
E allora, l’ipotesi del trasferimento della Nunziatella, cioè di trasloco “Allievi, baracche e burattini”, diventa un po’ seria.
Altro che lavori per l’ampliamento nella Bixio e degli adeguamenti infrastrutturali per la didattica e l’igiene e lo sport!
Altro che “plotter col bianchetto della Pinotti” di cui ancora se ne parla in giro!
Sarebbe segno di saggezza non diffondere repetita di quel tipo di grandeur che sono merce di incompetenze! Forse come non mai, il silenzio sarebbe d’obbligo.
“C’era una volta” un grande e ignorato Ex Allievo, Antonio Sorice, c’erano le bombe della guerra.
Adesso altro che bombe! Ci sono le sentenze degli Ermellini. E quelle sono devastanti!
Chi ha conoscenza tecnico-amministrativa istituzionale non può trascurare l’occhio attento della Cassazione. E l’Istituzione Militare non può non aver pensato a questa situazione e non può non sapere quali provvedimenti dovrà adottare.
Tra l’altro è l’unico proprietario e unico soggetto titolato giuridicamente della Caserma Parisi, alias Scuola Militare Nunziatella, che potrebbe non vedere con eccessivo entusiasmo le interferenze esterne, assai spesso scomposte.

Come realmente nel Palazzo Reale in un “teatrino delle parti” già avvenne mezzo secolo fa.
Quasi ieri.

.siminarion